PAURE


- Cosa c'è? -
- Nulla. Perchè? -
- Mi stai fissando.-, esclamai irritata.
- Scusa, non me n'ero accorto.-, farfugliò molto poco convincente.
Passarono altri minuti, in silenzio. Poi mi guardò stupefatto.
- Ecco, assomigli a quella cantante.. quella che veste d'argento..-
Mi passò un giornale, con la foto di un gruppo. Guardai l'immagine e glielo restituii.
- Ma figurati! -, esclamai di nuovo. Stavolta sorridevo.
Alzò un sopracciglio, sorrise.
- Prova a vestirti d'argento.-, suggerì divertito.
Lo fulminai con gli occhi socchiusi. Non lo sopportavo quando faceva così!


Una serata tranquilla, passata a letto, a guardarlo leggere lontano da me.
La luce mi dava sicurezza e la sua presenza era preziosa più di qualsiasi gioiello. Sorrisi.
- Che fai? -, mi chiese, senza guardarmi, scrivendo una bella F sulla pergamena.
- Niente, professore..-, risposi, continuando a guardarlo.
Finalmente posò le carte sul tavolo e si sdraiò accanto a me.
- Sono stanco morto.-, sbadigliò.
- Lo immagino. Posso stare così? -, gli chiese, poggiandomi al torace.
Strano andare su e giù al ritmo del respiro.
- Puoi.-
Lo strinsi e chiusi gli occhi.
- Ti amo.-, dissi.
- Già.. chi non mi ama? -
Mi passò un braccio attorno alle spalle, massaggiandomi la pelle.
- Resta qui con me.-, sussurrò con la faccia sprofondata nei miei capelli. Mi strinse.
Sì, mi amava anche lui.


La prima volta che dormii con lui.. non dormii affatto! Avevo paura che se ne andasse!
La mattina dopo era ancora lì, che si rotolava sul letto, come un bambino.
- Buongiorno -, mi disse, quando s'accorse che lo guardavo.
Lo baciai semplicemente.
- Sta piovendo.-, gli dissi.
Mi sorrise, mi scostò i capelli dalla faccia. Io feci lo stesso con lui.
- Che si fa adesso? -, mi chiese.
Aveva un tono tenero, ma l'espressione seria lo rabbuiava un poco.
- Ci sono due possibilità, Severus. O te ne vai adesso per non tornare più..-
Mi strinse la mano, sorrise.
- D'accordo.-, mi disse. - Andiamo a fare colazione, allora.-


Ogni volta che mi guarda, me lo sento sulla pelle. Mi trafigge, completamente.
- Ti sfioro.. al massimo..-, mi ha detto una sera.
- Non è vero! E' come si mi pugnalassi! -, ribattei io, guardandolo male come mai avevo fatto.
- Sei esagerata! -
E non sorrideva affatto. Era come giocare col fuoco. E mi stavo bruciando.


Era in ritardo. Lui. Ero preoccupata. Io.
Quando aprì la porta, scoppiai in lacrime e mi sentii stupida!
- Non fare così..-, bisbigliò, abbracciandomi.
- Ero nel panico totale..-, cercai di sorridere, asciugandomi gli occhi.
Mi guardava, soffrendo.
- Sono tornato. Sono qui.-, mi rassicurò.
- Lo so, per fortuna.-
- Vieni a letto? -
Annuii.
Era impossibile resistere ai suoi occhi di velluto nero.


- Hai mai pensato che potremmo lasciarci? -
- Veramente no.. cos'è questa storia? -
- Niente, non ti preoccupare.-
Sentivo i suoi occhi che mi bruciavano, finchè lo rassicuravo.
- Non guardarmi -, gli dissi senza alzare lo sguardo. - Non volevo dire niente.-
- Lo spero. Te ne pentiresti.-
Eppure sono sicura di aver visto una lacrima che gli velava gli occhi...


- Cos'è successo oggi? -
Erano giunte delle voci fin là sotto, e non era niente di rassicurante.
- Giungiamo alla fine.-, disse.
Camminava su e giù, fermandosi di tanto in tanto davanti alla finestra.
- Chi aspetti? -, domandai. Ero preoccupata.
Espirò.
- Nessuno.. aspetto di vedere se arriva qualcuno.-
Lo raggiunsi e lo abbracciai da dietro, baciandogli la spalla, respirando il profumo.
Quel dopobarba.. sempre lo stesso da anni..
Mi appoggiai con la testa.
- Ho paura.-, rivelai, tremando impercettibilmente.
- Anche io. Ce l'abbiamo tutti.-
Si girò, mi strinse, io lo strinsi di più.
- Profumi di buono..-, mi sussurrò sui capelli.
Alzai la testa, corrugai la fronte.
- Non te ne sarai accorto adesso? -. Sorridevo.
- Quasi.. ogni volta che me ne accorgo sembra la prima..-
Anch'io mi accorsi come la prima volta della sua bocca.


Ti ho trattenuto per un braccio, ho detto di non andartene.
- Non me ne vado -, mi hai risposto, - voglio solo aprire la finestra -.
Avevo la paura di non vederti più, di non riuscire a tenerti con me.
- Lo sai che non succederà -, mi hai ripetuto per l'ennesima volta.
Lo so, lo so che non te ne andrai.
Ma quando ti alzi dal letto e lasci le lenzuola pregne del tuo profumo,
inizio già a sentire il dolore nel petto.
Il dolore dell'abbandono.
Il dolore dell'amore.