Improvvisazioni
§ Nera passione §
Aveva le lacrime agli occhi, quando la vide.
L'abito bianco le cadeva perfettamente; sotto era nuda.
La spinse sopra di sé. Vergine. Bagnata. Calda.
- Bella.. bella.. bella..-, ripeteva nell'affanno dell'atto.
Le mani sui fianchi la tenevano incatenata a lui. Erano puro fuoco.
§ Dolore di ghiaccio §
Aprì la porta. Era lei.
- Bevi qualcosa? -
- No, grazie.-
Il divano era caldo, quasi fastidioso. La fissava, immobile, coi suoi occhi appena aperti.
- Cos'è successo? -, le chiese.
- Non lo so.. non lo so, proprio.-
- Lo immaginavo.-, disse, poi si alzò dal divano.
- Ti giuro, non è una scusa.-
Lui allargò le braccia, senza sorridere.
- Lo immaginavo.-, ripeté.
- Sei stato male? -
- Male? No, non direi.-, disse piano, versandosi da bere.
Lei accennò un sorriso.
- Direi che mi sono sentito morire dentro.. avvolto dal dolore.. lacerato nella carne.. dolore, sofferenza e lacrime..-
Lo fissava, intontita.
- Non è stato solo male.-, continuò lui.
Masticò il ghiaccio, immerso nel whisky appena aperto. Faceva schifo, ma scivolava giù senza più ferirlo.
- Mi dispiace.-, disse lei dopo un momento, dopo una scossa alla schiena. Pioveva.
- Anche a me dispiace.. Tu come stai?-
- Non c'è male. E' un periodo fiacco.-
- E.. lui? -. Guardò fuori dalla finestra: le auto sfrecciavano, dei double-deck rossi si fermavano ritmici. Pioveva a dirotto.
- Non voglio parlare di lui.-
Lo raggiunse alla finestra, scostò la tenda, guardò dove lui guardava.
- Non so cosa sia successo..-, disse di nuovo.
- Ne sei certa? Sembri cambiata.-
- Sono stata male anche io. Non è stato facile.-
La guardò e sorrise sarcastico. Alzò un sopracciglio, bevve ancora.
- Non è mai facile, eppure è sempre uguale. Perchè? -
- Forse ci piace soffrire.-
Una lacrima le fece brillare l'occhio per un istante.
- Sì, a volte lo penso anch'io.-
Rimasero in silenzio. Qualcuno aveva la radio accesa. Le note di una danza bretone rimbombavano sul muro.
- Vado via..-, mormorò lei, con le lacrime che segnavano il viso.
Lui non la guardò non disse niente.
- Ti amo ancora.-, continuò.
Silenzio.
Uscì dalla porta. Pochi istanti dopo la vide correre sulla strada, sotto la pioggia.
Alzò l'angolo della bocca, gli occhi brillarono.
- Sì lo immaginavo..-
§ Rosa del Tempo §
- Faresti qualsiasi cosa per me? -
- Morirei per te.-, sorrise vellutata.
Il vento spettinò i capelli dell'uomo.
L'austero intreccio dei capelli della donna non si mosse.
- Non credo ti farei arrivare a tanto.-
- Lo spero. Voglio viverti.-
- Anch'io. Aspettiamo ancora? -
- Fino al tramonto.-
- Fino all'Eternità. -
- Fino all'Infinito.-
- Sì, va bene.-
Le prese una mano. Aveva dei tagli.
- E' stata una rosa, con le sue spine.-, spiegò la donna.
La guardò in volto. Soffriva.
- Fino a che punto saresti arrivata, pur di coglierla? -
- Si arriva sempre al dolore. Guarirò.-
- Aspetterai? -, le chiese.
- Fino all'Infinito.-
Lui sorrise.
§ Ogni volta §
Il sole illuminò il terrazzo, la finestra, il pavimento.
Beveva caffè nero e guardava la città non ancora sveglia.
- Ti sei già alzato? -
Lui si girò e la guardò. Era avvolta nel lenzuolo, spettinata, sorridente.
Sorrise anche lui.
- Sì. E anche tu, vedo.-
- Non c'eri. Pensavo te ne fossi andato.-
Gli si avvicinò, lo prese per un braccio, gli baciò la mano.
- Avevo paura che te ne fossi andato.-, disse di nuovo.
- Non ci sperare troppo.-
- Mi sfuggi sempre, tu.-
- Non questa volta.-
La strinse a sé.
- Te ne andrai, vero? -, chiese lei, stringendolo forte a sua volta.
- E' inevitabile.-
- Lo sapevo. Non sarebbe durata.-
- Non questa volta.-
La ragazza sospirò.
- Non questa volta..-
§ Sangue d'argento §
Erano uguali. Schivi. Dagli occhi scrutatori e corvini.
- Quando sei tornata? -
- Da poco, non ti preoccupare.-
Si sedette davanti a lui. Il suo mantello nero somigliava a quello dell'uomo.
- Sono stanca. Stanca di tutto.-
- Resistiamo..-
- Per quanto tempo ancora? -
Lui alzò le spalle. Lei fece una smorfia.
- Cosa c'è? -, gli chiese.
- Niente, perchè? -
- Mi stai fissando. E' forse qualcosa che ho detto? -
- Resistiamo.-, ripeté lui asciutto.
- Tutto qui, Severus? -, si sporse verso di lui.
- Non c'è altro, te l'assicuro.-, la rassicurò pettinandole un ciuffo dietro l'orecchio.
- Credi sia giusto, così. -
- Che vuoi dire? -, socchiuse gli occhi.
Lei sorrise appena.
- Niente amore? -
- L'amore fa male, peggio dell'odio.-, rispose lui, passandosi un dito sulla bocca.
La donna chiuse gli occhi, inspirò profondamente, si leccò le labbra.
Si risedette composta sulla poltrona, le braccia adese ai braccioli in mogano.
- Neppure una carezza? -, chiese ancora.
- Ti brucerebbe.-
- Vuoi scommettere, uomo? -, lo sfidò.
- Non ci penso neppure. Non voglio toccare la tua pelle.-
- Fai il sentimentale? -
- No. Niente amore, ho detto.-
La candela bruciava, sfrigolando sulla cera, che colava anche sul tavolo.
L'orologio rintoccò le ore che passavano, inesorabili.
Lei annuì.
- Niente amore..-, ripeté.
- Che cosa farai? -, le chiese lui, stendendo le gambe.
- Non lo so..-
- E questa sera? -, domandò ancora.
- Ho scelta? -, sorrise lei, sarcastica.
Lui scosse la testa, incrociò le braccia sul petto.
- Facciamo l'amore? -, azzardò la donna, seria.
- Vuoi parlare? -
- Voglio fare l'amore.-
- Stasera? -
- Adesso.-
Vi fu un lampo sordo.
La donna sfilò il pugnale dal mantello. Grondava sangue, dalla sottilissima lama argentata.
- Voglio fare l'amore..-, disse ancora, passandosi le mani sul viso.
L'uomo guardò il pugnale, la guardò in volto. Volse il suo sguardo fuori dalla finestra. Sospirò.
- Resistiamo..-
§ Sorte avversa §
Volse gli occhi verso di lui.
- Non dovresti essere qui..-, mormorò confusa.
Si tolse la maschera, bagnata dalla pioggia.
- Neanche tu. Sei sicura di quello che fai? -
La donna non rispose, lo guardava, con gli occhi colmi di lacrime.
- Ne sei sicura? -, ripeté.
- Nessuno è sicuro, nemmeno tu. E' il mio sangue, il mio corpo. Sono io.-
- Buona fortuna.-
- Anche a te.-
L'uomo si rimise la maschera e sparì oltre la nebbia.
§ Ritorni §
- Tornerai? -
- Non te lo prometto.-
- Allora sì, sarai di nuovo qui.-
L'uomo indossò il mantello.
- E' probabile..-, disse.
- Sarà l'ultima volta? -, chiese lei, supplicandolo con gli occhi.
L'uomo le prese le mani, le strinse forte.
- Solo se tornerò.-
§ Un pugnale §
I suoi occhi bruciavano, addosso alla pelle di lei.
- Sono qui.-
- Sei tornata..-, disse lui.
Gli si sedette accanto, gli carezzò i capelli.
- Mi sei mancato.. non lo credevo..-
- Per me è stato peggio.-
- Davvero? -
- Non riesco a mentirti.-
- Lo so..-
- Lo sai..-
Passarono alcuni minuti silenziosi, rotti soltanto dal crepitìo del fuoco che ardeva i ceppi di abete profumato.
- Ti sei decisa? -
- Che cosa? -
- Resterai? -
- Non lo so, non ancora.. E' difficile dirlo ora..-
- Non puoi aspettare molto, ti darà la caccia.-
- Mi proteggerai? -
- Farò il possibile.-
- Allora mi ami? -
La guardò, sorrise appena, sincero.
- Non riesci nemmeno a dirlo..-, mormorò lei, poggiandosi alla sua spalla.
- Non voglio, svanirebbe tutto.-
Le nuvole coprirono la luna, divenne ancora più buio.
- Credo che me ne andrò.-
- Credo sia meglio così.-, affermò l'uomo, alzandosi.
- Allora addio.-
- Mi lasci il pugnale? -
- Certo, sì. Morirò comunque.-
E, aperta la porta, la donna uscì.
§ Memoria di un giorno §
Era appena entrato nella stanza, e la vide in piedi, davanti al focolare.
- Da quanto sei qui? -
- Da molto. Non me ne sono mai andata.-
Camminò verso di lei e più s'avvicinava, più lei sembrava allontanarsi, come in un sogno.
- Lo so, ti ho tenuta incatenata a me.-
- Ed io lo sapevo.-
- Che facciamo ora? -
- Credi sia meglio finire tutto qui? -
Lui annuì.
- Allora dovrò andarmene davvero.-
- Sì, vai adesso. Dimenticami, soffrirai meno.-
- Tu non dimenticarmi, invece. Continua ad amarmi.-
§ Destino qualsiasi §
La guardava distesa, memore della notte appena passata. Aveva le labbra arrossate, la pelle vellutata, profumava.
Lui era già in piedi, già vestito, pronto ad affrontare il mondo.
- Dove credi di andare? -, gli chiese, girandosi per guardarlo in faccia.
- Da nessuna parte, stai tranquilla.-
- Grazie per essere rimasto.-
- Non ti avrei lasciato, non dopo stanotte.-
- Ci speravo.-
Le baciò le labbra, le sfiorò i capelli, annusò la pelle del seno.
- Sono grande, adesso.-, disse lei.
Lui sorrise, malinconico.
- Sì, sei cresciuta. Vuoi il caffè? -
- No, voglio che resti.-
- Devo andare.-
- Perchè? -
- Devo fare ciò che devo. E' il mio destino, bambina.-
- E il mio? -
- Cercalo e quando l'avrai trovato chiamami ed io tornerò.-
§ Pioggia e dolore §
Stava ritto in piedi, davanti alla finestra, per guardare l'erba sferzata dal vento e dalla pioggia.
- Sta passando un'altra notte..-, sospirò.
La donna alzò gli occhi dal libro.
- Sei preoccupato? -
Lui si voltò.
- No, spero solo che passi in fretta.-
- Non sarà l'ultima.-
- Lo so, purtroppo..-
Le si sedette davanti, con le gambe accavallate. Negli occhi neri bruciava la fiamma del camino.
- Quanto trempo è passato? -, le chiese, massaggiandosi il braccio. Bruciava.
- Anni e anni.. ti ricordi la prima volta? -
Lui annuì.
- Sì era una donna.-
Lei sorrise, tristissima.
- Per me era un bambino.. aveva il sangue rosso, scurissimo..-
- Me ne sono pentito.-
- Anche io. Ormai è passato.-
L'uomo si alzò dalla poltrona e camminò per la stanza. Fuori aveva smesso di piovere.
- Tornerà nel futuro? -
- No, è sepolto. La tua donna e il mio bambino non torneranno più.-
Si girò verso di lei.
- Parlavo del dolore. Tornerà nel futuro? -, ripeté.
Lo guardò in viso. Era livido di rabbia, scarno dal dolore, eppure i suoi occhi continuavano a bruciare.
La donna annuì.
§ Sulla tua pelle §
La donna indossò il mantello e si avvicinò alla porta.
- Soffrirai? -, la raggiunse la voce di lui.
- Non è la prima volta che ci lasciamo.-, rispose.
- Questa volta è diverso..-
Lasciò la maniglia e andò verso di lui.
- Preferisci che resti qui e continuare a toccarci e stare male? -
La guardò coi suoi occhi corvini, appena socchiusi. La donna arrossì.
- Credo di amarti, dopotutto.-, le disse.
Lei sorrise.
- Non soffrirò sta tranquillo. E poi tornerò e potremo toccarci ancora.-
- Sì lo faremo ancora. Mi amerai anche tu.-
Lei era già sulla porta, aperta, pronta ad uscire dalla sua vita, per rientrare in qualsiasi momento.
- Ti amo già.-
§ La prima fine §
- Sei sempre stata così.-
- Troppo diversa da te? -
- Troppo uguale, quasi odiosa.-
Sorrisero entrambi.
Avvolti nelle lenzuola nere, stavano abbracciati, con gli occhi che brillavano alla luna d'argento.
Lei si tirò più su, fino a guardarlo in volto. Corrugò la fronte.
- Che succederà ora? -
- Cosa vuoi dire? Credi non sorgerà più il sole? -
- Ho paura che cambierai.-, rispose, allontanandosi da lui.
- Io non posso cambiare.-, sbuffò.
- Faremo di nuovo l'amore? -, gli chiese, in un sussurro appena percettibile.
Guardò quella ragazza che stava di fianco a lui. Era fragile, dopo quella notte. Pareva un'altra.
Sorrise, quasi orgoglioso. Per lei era la prima volta.
- Vuoi farlo di nuovo? -
Lei annuì.
- Bene. Sarà un altro inizio.-