LE LENZUOLA NEL MIO LETTO


Era passato tantissimo tempo dall'ultima volta che l'avevo vista.
Sembrava potesse essere l'Eternità, invece era un singolo istante, come una luce accecante in pieno buio.
Mi venne in mente la prima volta che la vidi in vita mia.

Passeggiavo in riva al lago, perso nei miei pensieri senza fondo. Era Maggio.
Veniva verso di me, sicura e solitaria, come una tigre in piena caccia. Non so cosa mi colpì di lei; forse gli occhi scuri ed indefiniti, forse i capelli che sembravano seta appena intessuta. La pelle vellutata era baciata dal sole. L'occhio del serpente sulla divisa brillava. Chinò il capo, mi sorrise.
Io non feci altro che guardarla, fino a quando mi superò.

Ed ora era di nuovo lì, davanti a me. Seppur fosse più giovane di me, era invecchiata in quegli anni in cui eravamo stati lontani.
Gli occhi scuri erano velati di lacrime mai piante, ma brillavano ancora della loro forza.
I capelli un tempo perfetti erano striati del colore del ferro.
Aveva conservato l'eleganza che l'era sempre appartenuta e anche la sensualità dei gesti.
Eppure qualcosa in lei era cambiato, inesorabile. La smorfia dura della bocca mostrava le sofferenze che aveva passato.
Quando entrò dalla porta, mi alzai dalla sedia e poggiai le mani sulla cattedra. Era ancora bellissima.
- Non credevo t'avrei rivisto..-, dissi, mentre si avvicinava lentamente.
- Non lo credevo neanche io.-, mi rispose seccata.
Le feci gesto di sedersi sulla sedia, lei s'accomodò. Mi sedetti anch'io e rimasi a fissarla.
Mia bellissima, bellissima Megan, cos'è accaduto? Perchè tornare dopo così tanto tempo?
Tenne gli occhi bassi, quasi non avesse il coraggio di affrontarmi. Ma lei era sempre stata così.

Fin dal suo arrivo, l'avevo presa tacitamente sotto la mia ala protettiva ed era stato così fino al termine degli studi.
Poi l'avevo persa di vista, ma era sempre rimasta dentro di me. In ogni momento lei era con me.
Ero ancora giovane, a quei tempi, e pensavo che lei sarebbe stata felice con qualcuno che avesse voluto avere una famiglia e l'avrebbe amata come io avrei fatto, e avrebbe amato le creature che sarebbero nate.
Naturalmente mi sbagliavo.
Ero stato un ipocrita a credere davvero che qualcuno avrebbe potuto amarla più di me.
E quando la rividi poco tempo dopo ne ebbi la conferma.
Camminava tranquillamente, con l'inconsapevole sensualità che il suo corpo emanava ad ogni passo.
Quando mi vide sorrise e io feci altrettanto.
- Salve, professore.-
- Salve, Megan.-
Che splendido nome possedeva, che suono pieno e rotondo e dolce.
Ci demmo appuntamento per qualche tempo dopo, e poi ancora, ed ancora.
Appuntamenti rispettosamente professionali, fatti di chiacchiere di circostanza e parole sottintese.
Credevo d'impazzire: mai prima d'allora avrei voluto urlare quello che sentivo dentro.
Guardami, Megan, sto bruciando, il sangue mi bolle nelle vene e mi attanaglia le viscere. Liberami, ti prego. Liberami!


Quando finalmente mi guardò, dopo qualche istante di silenzio, un dolce calore mi pervase da dentro.
- Perchè sei qui? -, le chiesi il più carinamente possibile.
- C'è.. un unico motivo.. per cui avrei potuto.. tornare qui..-, disse lentamente.
- Ti ascolto.-
Congiunsi le mani, chiusi gli occhi. Mi scorrevano davanti le immagini di lei, quelle del passato, quelle che non avrei più vissuto.
- In tutti questi anni, non sono mai riuscita a dimenticarti.-
Quelle parole, così piene d'amore e di desiderio erano orribili, pronunciate con la sua voce gelida.
- Neanch'io.-, dissi, riaprendo gli occhi.
Mi fissava, come se fossi stato il Demonio in persona e stessi per sacrificarla.
- Davvero? -
- Sì, Megan.-
- Non mi hai mai cercato.-
- Non volevo cercarti, non più.-
- Bastava una tua parola, Severus, e avrei lasciato ogni cosa.-
- Per questo non l'ho fatto. Avevi troppo da perdere.-
- Ho perso tutto.. comunque.-
Si coprì il volto con le mani. La guardai sciogliersi nel dolore, come un foglio di pergamena che s'accartoccia nelle fiamme dell'Inferno e tutto quello che rimane è cenere e fuoco.
- Forse l'ho fatto per egoismo.. per non soffrire per te..-, aggiunsi.
Sorrise amaramente.
- Sì, egoismo, perchè hai lasciato che soffrissi io, per più di trent'anni. Per entrambi. Tu, a quanto pare, sei andato avanti.-
- Sono stato male anch'io. Soffro ancora adesso.-
- Già, Severus Snape soffre ancora.-
- Perchè lo fai? -
Posò gli occhi sulle mie mani. Tremavano.
- Fare cosa? -
- Comportarti così, accusarmi.-
- Non ti accuso di niente, stà tranquillo.-
Mentiva chiaramente. Mi accusava di non averla amata come dovevo.. o forse di averla amata troppo perchè potesse dimenticarmi? Le due ragioni si fondevano nella mia testa, perchè entrambe erano vere.
Sapevo, fin dal primo momento, che l'uomo della sua vita sarei dovuto essere io e nessun altro. Purtroppo non ero riuscito a lasciarmi alle spalle il mio passato, quindi non sarei mai stato quello che lei avrebbe voluto.
Ma ogni volta che c'amavamo, morivo e rinascevo in lei, completamente, senza pensare a nulla, se non a tutto quello che solo lei sapeva darmi. Forse avevo paura di quello che sarebbe potuto divenire il nostro mondo. Se un giorno o l'altro si fosse sfasciato, ero sicuro che non sarei sopravvissuto al dolore. E lei si ripresentava lì, dopo trent'anni, a rivendicare il passato.

La prima volta che s'infilò nel mio letto era vergine.
Aveva vent'anni, io qualcuno in più, e mentre la vedevo aggirarsi per la camera spaventata, provavo orgoglio e sofferenza.
Era rossa in volto e continuava a sorridermi, imbarazzata.
Non avrei voluto farle nulla, neppure sfiorarla. La paura del dolce dolore che avrebbe provato era come un pesante fardello che si aggungeva alle mie spalle, mentre lei sfiorava con un dito i dorsi impolverati dei libri.
Il fuoco era acceso, l'orologio tichettava, come impaziente. Calma, maledizione, calma..
Lo scroscio della pioggia iniziò debole, per poi rafforzarsi e finire in un temporale. Novembre era davvero iniziato.
Si tolse il mantello, lo abbandonò sulla poltrona. Vestiva d'un abito spartanamente ricamato, che risaltava i suoi occhi.
- Non credo sia una buona idea..-, le sussurrai, da distante.
Megan si avvicinò e mi guardò come nessuna aveva mai fatto. Sorrise, chiuse gli occhi, arrossì.
- Ma io lo voglio fare.. voglio farlo..-, mi rispose, con la voce flebile.
Non ricordo come, ma un attimo dopo eravamo sul mio letto, fra le lenzuola bianche.
Era delicata, come una bambola di porcellana, ed io la toccavo pianissimo, quasi avessi il timore di romperla.
Mi attirò a sé, mi baciò lentamente. Oddio, Megan, che stai facendo? Cosa stiamo facendo?
Fu quel bacio che scatenò il fuoco che bruciò tutta la notte. Un bacio innocentemente sensuale, un bacio dolcissimo.
Ogni volta che la guardavo, quella notte, il suo volto era nel completo abbandono, come il suo corpo nelle mie mani.
Come una foglia al vento, ondeggiava sublime sotto di me, e ansimava e gemeva.
Il sangue sulle lenzuola e su di me la fece arrossire e piangere.
- Non ti preoccupare..-, le dissi all'orecchio, stringendola forte a me.
Fu la prima volta che la vidi piangere. E fu anche la prima volta che ebbi voglia di piangere con lei.

Come sei cambiata, Megan. Sembri una donna di ghiaccio, dal cuore gelido. Dov'è finita la tua dolcezza?
Mi alzai ed andai alla finestra. Fuori, tutto sembrava un arido deserto, buio e freddo. Mi sentii stanco di ogni cosa. E vecchio.
- Che cosa c'è? -, mi chiese.
- E' tutto tremendamente doloroso. E tu sei cambiata, non sei più la mia Maggie. Sei fredda, di ghiaccio.-
- Vuoi sapere una cosa, Severus? E' tutta colpa tua, questa è la verità. Se tu non fossi scappato così..-
- Se io non fossi scappato, saremmo morti entrambi! -, urlai, fuori di me.
Silenzio. Mi fissava coi suoi occhi d'ira pura. Io la guardava arrabbiato e sofferente.
- Ti amavo.. ti amo ancora..-, ansimò, con la voce rotta dal pianto.
Ecco quelle lacrime che mostravano la sua dolcezza. Tutto ciò che lei era.
Mi avvicinai, la strinsi forte e lei a me. Baciai quelle labbra che sognavo ogni notte della mia vita e che un tempo avevo posseduto. Un tempo tanto lontano, in cui ancora credevo che sarebbe stata mia per sempre.
- Non puoi farlo..-, sussurrò fondendo i suoi occhi nei miei.
- Che cosa? -
- Pugnalarmi in questo modo, farmi innamorare ogni volta che ti penso e ti guardo, farmi sentire in colpa per non essere stata egoista quanto te, per averti permesso di andare via.. Ti odio, quando riesci a farmi stare male così.-
- Mia piccola Maggie... Se sapessi per quanto tempo ho cercato il tuo corpo nel mio letto, i tuoi occhi.. volevo sognarti, sapere che anche tu mi amavi. Ma mi sono arreso..-
- Non dovevi arrenderti! Dovevi lottare! Lottare per me! Cercarmi, portarmi via! -, urlò a denti stretti.
Stringeva forte il bavero della giacca; per un momento pensai che avrebbe potuto far sanguinare le mani.
- Sono stato un debole..-, mormorai.
Avevo gli occhi lucidi, per le lacrime che ancora dovevo piangere, e che finalmente scendevano.
Lì, davanti a lei, i miei occhi neri facevano sbocciare delle gocce calde sulle mie ciglia, che scivolavano sulle gote.
- Piangi, Severus Snape. Piangi adesso tutte le lacrime che ho pianto io in questi anni.-
Si era scostata da me e mi guardava con le labbra tirate: i suoi occhi erano freddi come il ghiaccio.
- Perchè fai così, Maggie? Perchè? -, gridai.
Sorrise una smorfia di scherno.
- Perchè, Severus? Potrei darti un milione di motivi sul perchè sia diventata così. Ma basterà solo un nome per farti soffrire almeno un po'.. Christopher Waterfield.-
Aveva ragione, maledettamente ragione. Il nome di quell'uomo mi faceva stare peggio.
Il nome di suo marito, il bastardo che l'aveva abbandonata.
- Tu lo sai perchè l'ho sposato, Severus? -
Scossi la testa.
- Ti somigliava, professore. Aveva i tuoi occhi neri, ma non m'ero accorta che brillavano per tutte le donne. Aveva la tua bocca sottile e affascinante.. Persino le tue mani. Sono stata una stupida, pensavo che con lui avrei potuto essere felice come lo sarei stata con te, ma mi sbagliavo. Lui non assomigliava a te, non aveva la tua dolcezza, il tuo sarcasmo, la tua acutezza.. Lui era solo un bastardo, un orrido approfittatore. E intanto, mentre crescevo i miei figli, pensavo che uomo saresti stato tu, quale padre avresti potuto essere.. Mi sono pentita di averti lasciato andare. Avrei dovuto minacciarti: o restavi con me, o mi sarei uccisa. O forse neppure questo sarebbe servito, vero, Severus? -
- Se fossi rimasto saremmo morti entrambi.-, dissi di nuovo, duramente.
- Avrei preferito morire con te, che essere costretta a vivere con quell'uomo. L'unica ragione per cui sono andata avanti sono stati i miei figli, sennò avrei lasciato tutto.-, ribetté lei tagliente.
Non so per quale motivo, ma quella sua dichiarazione mi raddolcì, mi aprì il cuore e probabilmente lei se n'accorse.
Mi avvicinai e le carezzai le braccia. Sorrisi lentamente e sentivo i miei occhi brillare. Mi guardava con le lacrime agli occhi.
- Mia dolce, cara, Megan. Sapevo ch'era sbagliato, ma ti giuro che non ho potuto fare altro. Se avessi avuto una possibilità.. una sola.. di salvarti e portarti via con me, non avrei esitato un solo istante. E, nonostante tutto, ti amo ancora, come la prima volta che ti ho vista.. mentre camminavi col tuo passo felino, cogli occhi che mi sorridevano..-
Le passai una mano fra i capelli.
- E in tutti questi anni non ti ho dimenticato, come hai creduto, ma ti ho portata silentemente nel mio cuore.-
- Non mi hai mai cercata..-, disse in un soffio.
Sorrisi, la presi fra le mie braccia.

La camera da letto era illuminata da una sola candela, ed era calda.
Ecco, Maggie, forse qui ti avrò per l'ultima volta, prima che tu possa odiarmi o amarmi per sempre.
- Non è cambiata.-, disse, sorridendo triste.
- L'ho lasciata com'era, sapevo che un giorno saresti tornata.-
- Già, qui dentro saremmo stati solo Severus e Megan. E nient'altro. E qui saresti stato mio per sempre.-
Con un colpetto veloce si tolse le scarpe e mi attirò a sé, sopra al letto.
La guardai prima di baciarla. Era di nuovo sotto di me, tanti anni dopo, col fuoco che bruciava nelle vene e si mescolava nel soffio dei nostri respiri e delle nostre pelli sudate.
Era lei, era bella, come un tempo. Mi mossi piano. Si contrasse mentre ero dentro di lei.
- Non ho più paura..-, mi sorrise all'orecchio.
Era calda e la desideravo e l'avrei voluta per un'altra vita intera.
Mi scivolava addosso come l'acqua sulla seta, sondando col suo corpo ogni centimetro del mio.
- Sembra che tu abbia paura..-, mi disse, continuando a baciarmi.
Non avevo paura, la odiavo.
Quando se ne sarebbe andata, avrebbe lasciato un vuoto incolmabile, di nuovo. E stavolta non sarei resistito, non avrei avuto una vita davanti per cercare di dimenticarla.
Spinsi forte, arrabbiato, e lei urlò.
La tenni stretta, sdraiata sopra di me.
- Non te ne andare..-, le sussurrai fra i capelli.
Mi guardò, fece una smorfia.
- Devo. Non hai ancora sofferto abbastanza. Come tu hai fatto con me, il dolore deve entrarti dentro e farti perdere la testa.
Dovrai urlare e invocare il mio nome e affondare le unghie nella carne dell'idea che sono per te, fino al sangue.-
- Sei crudele.-
- Sì, forse. Voglio solo che provi almeno un po' della sofferenza che ho avuto io.-
Voleva solo vedermi soffrire..
Le sarebbe bastato guardarmi in quel momento, mentre mi diceva quelle parole, dopo aver fatto l'amore. Mi sentivo morire.
- E l'amore? -, le chiesi. La mia voce era gelida, quasi senza tono.
I suoi occhi brillavano.
Era bella, dopo l'amore.
- Mi hai amato in tutti questi anni, Severus? -
Annuii.
- Anche io ti amerò nei prossimi.-

Quando mi svegliai, mi aveva già lasciato.
La candela era bruciata completamente.
Le lenzuola stroppicciate profumavano ancora di lei.
I suoi occhi brillanti parevano davanti a me.
Se n'era andata da poco, ma il solco del suo corpo nel letto faceva già nascere la sofferenza.


FINE