LA FINE DELL'ESTATE


La battaglia era finalmente conclusa.
Colui-che-Non-Deve-Essere-Nominato era stato sconfitto per sempre ed ora nessuno aveva più paura di pronunciare quel nome terribile: Voldemort.
L'Ordine della Fenice aveva concluso il suo compito, affrontando il Signore Oscuro in prima linea; fortunatamente, nessuno era stato ucciso negli scontri, ma qualcuno dei membri dell'Ordine era stato ferito gravemente, ed ancora si trovava al San Mungo. Remus Lupin e Severus Snape si trovavano nella stessa stanza dell'ospedale, visitati ogni giorno da Silente e Sirius Black. Adesso che tutto era finito e Minus aveva confessato, il Ministro aveva prosciolto Black da ogni accusa, rendendolo libero di vivere una vita finalmente normale.
La McGrannit e gli altri ne approfittavano per ristabilire la scuola, che in qualche mese avrebbe riaperto i battenti ai nuovi e vecchi alunni.
Lupin recuperava le forze in fretta, aiutato soprattutto dalla parlantina travolgente di Sirius, che era tornato ad essere allegro e spensierato, ma Snape non s'era ancora risvegliato da quella terribile Cruciatus che l'aveva colpito in pieno petto. Respirava regolarmente e un paio di volte aveva mosso la mano, ma non aveva ancora riaperto le palpebre da quella notte in cui aveva ucciso una buona parte dell'esercito di assassini di Voldemort.
Erano passate settimane, ormai, e mentre Remus era tornato a casa, Sirius continuava ad andare da Snape, visto che anche il preside era dovuto tornare ai suoi compiti scolastici. Passava ore a leggere in silenzio, sorridendo ogni tanto, oppure camminando per la stanza, per sgranchirsi le gambe e le braccia. Un pomeriggio si mise a parlare al Severus ancora addormentato, sistemandogli le lenzuola stropicciate:
-... e naturalmente tornerai alla scuola quando inizierà l'anno. Sarà fantastico, vedrai, e forse Albus ha trovato il modo di farti sparire qual brutto tatuaggio dal braccio. Te lo auguro, così almeno ti butterai tutto alle spalle. Comunque..-
- Black, puoi stare zitto un attimo? Mi stai facendo impazzire! -, gracchiò all'improvviso Snape, facendolo balzare indietro per la sorpresa.
- Sev.. Severus..? Sei proprio tu?-
- No, sono un poltergeist che s'è impadronito del suo corpo! -, esclamò ancora aprendo gli occhi e guardandolo storto.
- No, no, sei proprio tu.-, sospirò.
Snape cercò di tirarsi un po' su sul letto, poggiando la schiena ai morbidi cuscini; Black gli diede una mano, ignorando gli sguardi traversi dell'altro, poi si sedette sulla sedia vicino al letto.
- Allora, Black, che giorno è oggi?-, chiese, guardando fuori dalla finestra.
- Oggi è il 27 Luglio, Severus.-
Il mago lo guardò:
- Vuol dire che ho dormito per quasi un mese? -
- No, hai dormito sei settimane e tre giorni. Più d'un mese.-, rispose.
- Silente e gli altri? -, domandò ancora, guardandosi intorno, quasi fosse disorientato.
- Stanno bene, sono ad Hogwarts. Remus è uscito poche settimane fa. Adesso è a casa.-
Snape si girò con uno scatto, cosicché i capelli coprirono gli occhi.
- Casa? -, chiese poi. - Quale casa? -
- In parole povere, Silente ci ha messo a disposizione una piccola casetta a Londra, fino a che la scuola sarà sistemata, poi torneremo là.-
- E io dove andrò? -, corrugò la fronte Severus, mentre un dubbio gli tormentava le tempie.
- Credo che tu..-, prese tempo Sirius.
- Non dirmi che io dovrò..-
- .. abitare con noi, sì. Almeno per un po'.-
- Non ci penso nemmeno. Devo parlare con Silente.-
- Severus, puoi credermi, questa situazione è difficile per tutti, ma sarà meglio che per una volta ti adegui. In fondo, sarà per poco tempo, poi torneremo tutti alla scuola.-
- Sentimi bene, Black: io non ho alcuna intenzione di vivere con te ed il tuo amichetto, quindi fa venire qui Silente e stattene un po' zitto! -, finì per urlare il mago.
Sirius lo guardò impassibile:
- Benissimo, ma quando Silente ti dirà le stesse cose che ti ho appena detto io, non venire a prendertela con me.-
Detto questo si alzò, lo salutò con un cenno del capo e scomparve dalla sua vista.
"Stupido galeotto, se crede che rimarrò con loro, si sbaglia di grosso!", pensava il professore, ricadendo in un sonno riposante.
Il giorno seguente il preside lo raggiunse nella sua stanza, mentre Black lo aspettava nei corridoi. Dopo qualche momento di attesa, Silente uscì sorridente e si avvicinò a Sirius:
- Sarà meglio non dargli troppo fastidio. E' ancora un po'.. sottoschock.-, disse. Poi se ne andò, spazzando tutto il pavimento col lungo mantello scarlatto.
Black attese qualche minuto, poi finalmente entrò nella stanza; era tutto in penombra e Snape pareva addormentato, immobile sul letto con gli occhi chiusi.
- Se.. Severus? Ehm.. i dottori dicono che puoi uscire domani, quindi stasera non tornerò. Verremo io e Remus, a prenderti, con un aggeggio babbano.. va bene? Sev.. Severus?-
- Ho capito Black. Vattene ora.-, sospirò Snape, senza rivolgergli lo sguardo.
Black annuì sconsolato ed uscì dalla stanza.
Severus rimase lì in silenzio, con gli occhi chiusi. I pugni stretti sulle lenzuola evidenziavano le nocche bianche e scarne, poi una lacrima baluginò sulle ciglia e percorse tutta la guancia fino alla bocca. La leccò via repentinamente ed aprì gli occhi. La voce era un roco sussurro:
- Sarò sempre uno schiavo, di me stesso e degli altri.-
Fissò le stelle che iniziavano ad apparire nel cielo e finalmente si addormentò.
La mattina seguente fu svegliato molto presto, da un uccellino che s'era posato sui piedi, in fondo al letto, ed aveva iniziato a cantare fragorosamente. Snape sobbalzò sorpreso, poi rimase a guardarlo; le piume erano lucide e brillavano al sole che nasceva, mentre le penne del petto sembravano fatte di velluto finissimo. Provò l'istinto di alzarsi e sfiorarlo appena, ma arrivò quasi ad odiarlo. Lui era libero, poteva volare alto nel cielo, o posarsi s'un albero in fiore, senza rendere conto a nessuno di quello che faceva. Stizzito da quella presenza senza colpe, Severus lo spinse via con un calcio; proprio in quel momento, Lupin e Black entrarono nella stanza:
- Buongiorno Severus.-, salutarono in coro.
- Vi eravate preparati per il saluto?-, valutò sarcastico, mettendosi a sedere.
Risero entrambi, poi poggiarono un borsone sulla sedia, vicino al letto:
- No, è stato un caso. Ecco, questa è la tua roba; quando ti sarai cambiato potrai uscire. Noi aspettiamo in corridoio. A dopo.-, sorrise Remus, prima di uscire.
Sirius tirò su la persiana ed aprì il borsone, distribuendone il contenuto sul letto.
- Ecco, il tuo vestito nero e il tuo mantello.. nero. Gli asciugamani, se vuoi lavarti, e gli stivali. E metti dentro il pigiama, che poi lo laveremo a casa.-
- Lo sai, Black, saresti una moglie perfetta.-, lo stuzzicò sarcastico.
- Grazie Severus. E fai presto, che dobbiamo passare dal Ministero anche.-
Uscì dalla stanza e per la prima volta dopo un secolo, Snape sorrise divertito. Si lavo e cambiò e uscì nel corridoio, dove Sirius e Remus stavano parlando.
- Eccomi. Possiamo andare.-, disse, camminando in tutta fretta davanti a loro.
I due si guardarono con aria complice e pensarono entrambi: "Non è cambiato di una virgola!".
Andarono al Ministero in macchina, dove Caramell volle congratularsi con Snape e fecero quattro chiacchiere s'una medaglia dell'Ordine di Merlino, Prima Classe da assegnare.
Quando si salutarono, si diressero in una via nella periferia Sud di Londra, dove c'erano degli alti palazzoni, tutti composti da appartamenti.
- Vivremo.. qui?-, domandò Snape appena sceso dalla macchina, indicando un palazzo fatto di mattoni scoperti, con delle terrazze non troppo grandi e dal colore grigio sudicio.
- Sì, proprio qui.-, confermò Remus, caricandosi dei bagagli e salendo le scale.
- Sì, esatto.-, gli fece coro Black, portando dentro il resto dei borsoni.
Salirono fino al quarto piano, a piedi, e si fermarono davanti ad una porta verde, dal colore ormai completamente scrostato. - Ma quel grand'uomo di Silente non poteva trovare un posto migliore per i suoi audaci paladini? -, domandò entrando in casa Severus, con un sorrisetto che gl'incurvava la bocca sottile.
- Non possiamo farci vedere molto in giro. E comunque è un posto comodo.-, disse Remus.
- Già, proprio così. Per noi tre basterà.-, confermò ancora Black.
Snape sbuffò, poi iniziò a girare per la tana. Era piccola, con appena due stanze da letto, un bagno, il salotto, che confinava con la cucina, dove c'era anche un tavolo per mangiare, e un piccolo terrazzo, dov'era stata disposta un'amaca sfilacciata.
- Davvero una reggia..-, mormorò Severus.
- Andiamo, Severus, non fare il difficile. E' una sistemazione provvisoria, finchè avranno sistemato la scuola. Dopodiché torneremo tutti là. Per adesso dovremo adattarci. E' un sacrificio che facciamo tutti, in caso non lo avessi capito.-, spiegò Lupin pazientemente.
- Va bene. Allora, per il bene comune, ditemi dove devo dormire e mi ritirerò nella mia stanza.-
- Ok, tu dormirai di là, mentre Remus sarà nella stanza accanto.-
- E tu, Black? -
- Io? Fuori, nell'amaca in terrazzo. Di notte soffia un venitcello leggero neinte male. Il vento della libertà, finalmente.-
Snape fece una smorfia, prese le sue cose e si rintanò in camera. Mise a posto i vestiti e ciò che aveva e si sdraiò sopra il letto. Dopo aver dormito così a lungo, aveva ancora sonno.
Risate e clangore di pentole lo svegliarono poco tempo dopo.
- Sirius, che diavolo fai??!-, gridava Remus, fra le risate.
- Aiuto! Aaargh! Spostati! Ahahahahahaaaa! -, rideva Black ancora più forte.
Stranamente, Snape non aveva voglia di arrabbiarsi o di fare scenate. Si alzò dal letto e si diresse in cucina: delle grosse nuvole di fumo avevano invaso tutta la stanza e l'odore di bruciato si era espanso fino alle camere. Remus e Sirius cercavano di domare le fiamme dei fornelli.
- Cosa diavolo succede? -, chiese Severus, calmo.
- Oh, scusa. Ti abbiamo svegliato? Volevo solo cucinare qualcosa..-, si scusò Sirius.
- Non importa, ero già sveglio. Volete che cucini io? -
La proposta arrivò alle loro orecchie come uno schiaffo in pieno viso. Si guardarono.
- Va bene.. se te la senti..-, cercò di riprendersi Lupin.
- Bene, allora. Voi preparate la tavola, che io cucino qualcosa. Non sono un cuoco provetto, quindi non aspettatevi nulla di clamoroso! -, li ammonì, alzando l'indice.
Un'ora dopo erano tutti a tavola, circondati da teglie di succulenti manicaretti.
- Wow, Severus, ma sei un cuoco eccezionale! -, disse Lupin.
- Davvero! E' tutto ottimo! -, rincarò Black, gustando un'altra forchettata dello sformato.
- Grazie. Ehi, passatemi il vino.-, disse lui, in risposta.
Mangiarono e bevettero chiacchierando tranquillamente, anche se Severus apriva la bocca molto di rado e solo per chiedere qualcosa. Al termine della cena, si spostarono nel salotto, sui divani blu, consunti dal tempo e dall'uso. Presero il caffé, in silenzio.
- Che fate stasera? -, domandò Lupin agli altri due.
- Leggerò qualcosa in camera mia. Mi mancano i miei libri, è tanto che non leggo, no? -
- Già, per te dev'essere un tempo interminabile. Che facciamo Remus? Si gioca a scacchi? -
- Direi di sì, Sirius. A dopo, Sev.-
I due maghi si alzarono e andarono nel terrazzo, per giocare a scacchi s'un tavolinetto di radica.
Snape prese un libro che aveva tirato fuori dal borsone e si mise a leggere, seduto sulla poltrona davanti al fuoco. Si sentiva sereno e aveva solo voglia di leggere un libro, mentre da fuori gli arrivavano le urla concitate dei suoi coinquilini. Dopotutto, non si trovava male in quella casa e soprattutto era una situazione temporanea.
Era lì da quasi due ore, eppure i suoi occhi si ostinavano su quella maledetta quarta riga del ventitreesimo capitolo; da fuori nessun rumore: che si fossero addormentati?
Si alzò dalla poltrona, per sgranchirsi le gambe, ed arrivò fino alla portafinestra che dava sul terrazzo; Lupin e Black bevevano un bicchiere di liquore, parlando tranquillamente. Rimase ad osservarli nell'ombra e ascoltò quello che dicevano:
- Per te che gli è successo? -
- Bé, abbiamo passato tutti dei brutti momenti. Forse si sente finalmente libero, forse ha capito ch'è tempo di rifarsi una vita, con delle persone vicino.-
- Tu sei convinto che si possa cambiare in così poco tempo?-, chiese ancora Black.
- Lui è sempre stato così, solo non l'ha mai fatto vedere. Forse il suo lato sensibile è stato sepolto per troppo tempo, ed ora è riaffiorato. Adesso che non è più uno schiavo.-
- Severus non sarà mai più incatenato; libero, come me.-
Un rumore li fece voltare e si trovaono di fronte uno Snape dal volto livido, con le labbra paurosamente tirate e bianche. Gli occhi neri luccicavano cattivi.
- Voi non sapete nulla.-, tuonò. - Io non sarò mai libero. Sarò schiavo dell'odio e del mio passato.-
Si voltò di scatto ed, entrato in camera, sbatté la porta dietro di sé.


L'afa della città Inglese non aveva fatto dormire nessuno, quella notte, tantomeno Sirius sulla sua amaca, né Severus, che si era addormentato solo dopo l'alba.
I tre uomini si trovarono tutti insieme a pranzo, dove cercarono di mangiare un tentativo di cucina di Remus. Rimasero in silenzio, mentre la televisione scassata trasmetteva a malapena il telegiornale. Ascoltarono inutili notizie babbane, poi Sirius uscì di casa.
- Severus, ascolta.-, gli disse gentilmente Lupin, sedendoglisi vicino.
- No, non ne ho nessuna intenzione. Forse voi vi divertite a parlarmi alle spalle, ma a me non piace per niente. Mio dio, non siete cambiati proprio per niente da quando studiavamo! Ma cosa diavolo vi dice il cervello? -
- Hai frainteso tutto, Severus. Io e Sirius stavamo parlando del tuo.. ehm.. miglioramento, insomma del fatto che sembravi più sereno ora che Voldemort è morto.-
Snape trasalì al suono di quel nome e si toccò istintivamente l'avambraccio sinistro, come se il solo ricordarlo gli facesse bruciare il Marchio Nero, sussultare la pelle.
- E' difficile andare avanti..-, sospirò. - Ora cosa devo fare? Non so più cosa sono in realtà.-
Remus sorrise triste, con gli occhi chiari che cercavano di trattenere una lacrima di commozione.
- Bé, per esempio fare pace con Sirius e comportarci tutti in modo civile, sarebbe un inizio.-
- Sì, forse sono stato troppo duro. Va bene, Lupin. Ti chiedo scusa.-
- Non serve, Severus, ma l'apprezzo. Dico davvero.-
Si strinsero la mano, poi anche Lupin uscì di casa, lasciandolo solo.
Riprese in mano il libro che aveva iniziato la sera prima e si sdraiò sul divano. Dopo ore di lettura, il mal di testa ed il sonno ebbero il sopravvento.
All'inizio era tutto buio, poi Voldemort usciva dal nulla con la sua tunica d'argento e gli occhi rossi che brillavano di perfidia; i Mangiamorte l'avevano circondato. Poi c'era stato un raggio di luce.. infine il nulla. Ora era tutto azzurro, come in un giorno d'estate e qualcuno lo osservava da lontano, con il sorriso sul volto e gli occhi lucidi.
Sirius Black era rientrato quasi un'ora prima e aveva trovato Severus addormentato, con la mano che pendeva dal divano e stringeva un libro di Pozioni. Aveva riposto tutta la spesa, poi s'era avvicinato all'altro mago e l'osservava mentre dormiva, con il sorriso sul volto e gli occhi lucidi.
Remus rientrò poco dopo, stringendo nella mano una pergamena che portava il sigillo di Hogwarts. I due uomini si ritirarono nella cucina, dove Lupin gli spiegò tutto.
Aveva avuto un incubo, cui s'era intrecciato un sogno, poi più niente. Forse aveva dormito per tutto il pomeriggio e quando si svegliò il collo ed il braccio gli dolevano. Snape poggiò il libro sul tavolino e si avviò in cucina, dove il rumore delle pentole ed un buon odorino gli svegliarono anche i sensi. Si poggiò allo stipite della porta e sorrise, guardando Black che s'affaccendava ai fornelli, seguendo un elementare libro di cucina. La tavola era già pronta, con il pane affettato che aspettava sulla tovaglia linda.
- Ti dai da fare, Black? -, gli disse, accomodandosi a tavola.
- Oh, Severus. Sì, tu dormivi, così ti ho lasciato riposare. Ehm.. hai fame? -
- Sì, in effetti ho molto appetito. Ma Lupin che fine ha fatto? Non mangia?-, chiese Snape, guardando il posto vuoto accanto al suo.
- No, Remus è alla scuola. Silente aveva bisogno di una mano per alcuni problemini.. Mollicci ed affini, nulla di importante.- - Capisco.-
Il silenzio calò così com'era stato spezzato, fino a quando i piatti furono serviti.
Severus assaggiò un po' di tutto:
- Ehi, Black, chi sei? Un mago? Questa roba è fantastica! -
- Tu dici? Credo di aver esagerato col sale. Assaggia.-
Lo imboccò con un cucchiaio della zuppa che aveva sul suo piatto.
Snape assaggiò, poi lo guardò imbarazzato. Sirius era rosso fino alle orecchie.
- Bé.. io.. io non credo sia così.. ehm, così.. salato. Mi sembra.. buono.-, disse Severus, continuando a mangiare, senza guardarlo.
- Complimenti davvero..-, disse Snape alla fine del pasto, stupendosi lui stesso per le parole. - Hai cucinato davvero bene, Black.-
- Grazie. Vuoi il caffé? Devo solo metterlo sul fuoco..-
- Va bene. Poi mi laverai anche i vestiti e spazzerai per terra? -, domandò l'altro sarcastico.
- No, ho già pulito e i panni sono già stesi.-, rispose Sirius, sparecchiando il tavolo. Severus rimase interdetto; riuscì a momrmorare un lieve: "Bene..", poi andò in terrazzo.
Quella sera c'era un leggero venticello estivo che soffiava e distraeva dal caldo della giornata; si sedette s'una sedia e guardò le milioni di luci che brillavano in lontananza. Certo che la città era proprio bella, non se la ricordava così, anche s'era passato tanto tempo dall'ultima volta.
Sirius portò il vassoio con le tazze.
Bevvero il caffé in silenzio, poi Snape parlò:
- Senti, Black, volevo dirti che mi dispiace per la scenata di ieri. Avevo frainteso.-
- Non ti preoccupare, non importa. Forse avrei dovuto parlarne con te, invece che nasconderti tutto.-
- No, sono stato esagerato. Oggi ho parlato con Lupin ed è tutto a posto.-
- Benissimo, allora.-
Black s'incantò a guardare il panorame che aveva davanti, mentre Severus s'incantò a guardare Black.
I capelli mossi e scuri ondeggiavano sulle spalle e gli occhi grigi brillavano del riflesso delle mille e mille luci. Non aveva mai notato come poteva essere attraente quell'uomo, eppure ora poteva affermare tranquillamente ch'era molto affascinante e possedeva un certa bellezza. Sorrise.
- Perchè mi fissi? -, gli domandò Sirius, sorridendogli.
- Non ti stavo fissando.-, s'accigliò Snape. - Stavo pensando al passato.-
Si alzò bruscamente dalla sedia e prima di entrare salutò Black:
- Buonanotte, galeotto.-
Nel buio della serata anche Sirius sorrise.
- Buonanotte, Mocciosus! -


Remus si era definitivamente sistemato alla scuola, dove lavoravano ogni giorno per tutto il giorno, in modo da sistemare il castello per l'inizio dell'anno scolastico.
Dopo quasi tre settimane ch'era uscito dall'ospedale, Severus non si era ancora ripreso del tutto dagli avvenimenti: ricordava gli scontri in modo confuso, ma un cosa gli era rimasta impressa.
Durante la battaglia finale, Sirius si era voltato verso di lui, con gli occhi che brillavano per la frenesia del momento e gli aveva urlato: "Forza, Severus!". Non sapeva perchè, ma era come se quell'incitamento gli avesse dato il coraggio in più per affrontare i nemici, di cui aveva fatto parte in un tempo remoto e che aveva frequentato come spia per tanti anni.
Soltanto adesso gli era tornato in mente quel momento, che prima era sepolto chissà dove.
Tutto il tempo passato con Sirius fino ad ora era stato quasi piacevole, senza più litigate e fatto di lunghi silenzi, in cui i loro sguardi s'incontravano luminosi e ridenti; spesso si trovavano a sorridere o persino a ridere per quello che combinavano in cucina. Gli avvenimenti eccezionali erano che cucinavano addirittura assieme e discutevano del loro futuro; Severus sarebbe tornato ad insegnare Pozioni, Remus sarebbe tornato come insegnante di Difesa.. e Sirius? Era finalmente libero, quindi avrebbe potuto camminare per strada senza aver paura d'incontrare Dissennatori o maghi pronti a consegnarlo alle prigioni di Azkaban. Cosa avrebbe fatto nella sua vita?
- Potresti tornare alla scuola anche tu.-, gli disse Snape, mentre sfogliava un quotidiano.
- Per fare che? L'ospite a vita? -
- Credi che Silente te lo negherebbe? -, sorrise l'altro, pungente.
- No, non lo farebbe mai. Ma ora che ho una vita normale, me la voglio godere.-
- Giusto.-, disse l'altro, completamente assorto nella lettura del giornale.
- Tu e Remus insegnate.. io potrei... ehi, aspetta un po': io potrei essere il tuo assistente!-
Snape abbassò il giornale molto lentamente, facendo apparire gli occhi corvini intensi, poi il naso che fremeva e la bocca piegata in una smorfia di disgusto. Sirius si avvicinò:
- Andiamo, Severus. Mi comporterei bene, poi lo sai che se voglio m'impegno molto.-
- E se un giorno non hai voglia? Devo arrangiarmi da solo?-
- Oh, no! Sarei diligente.-
- Black, cosa me ne faccio di un assistente? Ho sempre lavorato da solo, lo sai.-
- Lo so, ma è tempo di cambiamenti.-
- E dovrei prenderti come mio assistente??-
Sirius sorrise, tramutando la sua espressione in una faccia da prendere a schiaffi: - Sì! -
Inaspettatamente, Severus iniziò a ridere fragorosamente e, trasportato da quella risata contagiosa, anche Black si unì a lui. Erano piegati in due dalle risate, Sirius addirittura inginocchiato per terra e Snape, perdendo l'equilibrio e scivolando dalla poltrona, lo raggiunse sul tappeto. Si dondolavano avanti e indietro, tenendosi lo stomaco con le mani, gli occhi che lacrimavano e le loro voci che ridevano sguaiate. Nelle risa continue, i loro visi si erano avvicinati impercettibilmente e Sirius se ne accorse, tanto che questa vicinanza lo indusse a smettere, rimandendo col fiato corto ed un sorriso dolcissimo stampato sulle labbra:
- Sei bello quando ridi. Dovresti ridere di più.-, disse all'altro, che lo guardava inebetito.
- Black, che dici? -, mormorò, perdendosi nelle pagliuzze dorate che brillavano nel fondo degli occhi grigi. Il mondo tutt'intorno sembrava essersi fermato, mentre loro trovavano una momentanea felicità in un bacio a fior di labbra, tramutato in un passionale intreccio di respiri e odori.
La mente di Severus era sgombra da qulasiasi pensiero; l'importante era solo la bocca dell'altro sulla sua, il vento che soffiava forte fuori dalla finestra, la teiera che sbuffava sul fuoco.
Black non capiva più nulla: l'uomo che aveva sempre odiato più di chiunque altro era cambiato, era sereno, quasi più dolce; gli occhi non avevano più quella piega d'odio, ma brillavano anche nel sole che tramontava al crepuscolo. Possibile che si fosse innamorato di lui?
Smisero lentamente di baciarsi, solo perchè Black potesse affondare il viso nei capelli dell'altro:
- Oddio, io non so... cosa diavolo sia.. io.. mi dispiace tanto! -, farfugliò, cercando di alzarsi dal tappeto, ma Snape lo trattenne per un braccio.
- Cosa succede, Black?-, chiese con la voce rotta, anche dall'imbarazzo. Lo attirò a sé, per sfiorargli le labbra un'ultima volta.
- Devo preparare la cena..-, mormorò l'altro, rifugiandosi in cucina.
La sera estiva era tornata afosa, anche in casa, e i due avevano cenato senza parlare, entrambi desiderosi di ritirarsi nei loro letti per pensare solitari a quello ch'era successo.
Era notte fonda e Severus sognava. Era ancora tutto buio, poi compariva il cielo azzurro e qualcuno lo guardava da lontano, sorridente. La figura era sfocata, se non per la sagoma delle labbra, perfetta e anche famigliare.
Si svegliò di soprassalto e balzò dal letto, per chiudere la porta della camera, ch'era un poco aperta. Ma come poteva essere, dato che l'aveva chiusa lui stesso la sera prima?
Tornò a letto, poi si rialzò e si diresse verso il terrazzo, dove Black ronfava sopra l'amaca, con una gamba che penzolava inerme e un velo di tenerezza gl'incurvava leggermente la bocca in un sorriso appena accennato. Snape si fermò a guardarlo; chissà se stava sognando, chissà cosa vedeva coi suoi occhi chiari nel buio della mente notturna. Magari ripensava al bacio che c'era stato fra di loro? No, magari l'aveva già dimenticato, archiviato come un errore commesso in una giornata afosa, per colpa del maledetto caldo. Guardò i capelli arruffati, che si sparpagliavano disordinati sulle spalle sudate. Doveva avere sofferto davvero tanto, perchè fossero già striati di grigio, prematuramente, come Remus. Sospirò. Che diavolo gli aveva fatto quel mago? Perchè si erano baciati? Forse era riuscito a scorgere in Sirius tutto ciò che lui non possedeva, tutto ciò che mancava nella sua vita solitaria e di routine. Sospirò ancora, poi sorrise, tornando in camera sua, a stendersi.
Non dormì più; vide il cielo divenire di una sfumatura di verde fresco, poi arancione , rosso, poi giallo, col sole che splendeva come una perfetta sfera stagliata nel cielo.
- Non dormi?-
Sirius aveva socchiuso appena la porta ed aveva affacciato la testa, sorridente come sempre. Dove trovava tutta quella serenità, la mattina appena sveglio? Snape sorrise.
- No, non dormo.-
- Posso restare?-, chiese l'altro, poggiandosi allo stipite, pronto a richiudere l'uscio.
Snape allargò le mani e si spostò s'un lato del materasso.
- Entra, galeotto.-
- Ex-galeotto, per la precisione.-, appuntò l'altro, sdraiandoglisi affianco.
Rimasero zitti, a guardare il soffitto bianco, con la calce che cadeva ai vertici.
- Cadrà tutto a pezzi..-, sussurrò Severus. Black sorrise.
- Tu.. hai dormito? -, chiese ancora.
- Sì. Ho dormito bene e anche sognato. Non faceva molto caldo.-, soffocò uno sbadiglio.
- Cos'hai sognato? -, domandò Severus, girandosi s'un fianco e poggiandosi sul gomito.
- Bé.. non so se..-
- Avanti, Black. Dopo quello ch'è successo ieri, possiamo almeno parlare, no?-, affermò tagliente.
Sirius lo guardò, freddo.
- Mi dispiace. Non avrei dovuto dirlo..-, sussurrò Snape, poggiandosi un dito sulla bocca.
- Non importa. Comunque ho sognato del nostro bacio. E' stato bello.-
Il mago dai capelli corvini sorrise, avvicinando la testa a quella dell'altro.
- Bello.. così?-, chiese, sfiorandogli la bocca con la sua.
Quando Snape s'allontanò, Sirius sorrise, toccandogli appena le labbra con un dito.
- Direi di no. Questo è ancora più bello.-
- Black..?-
- Sì, Severus?-
- Ho fame! Facciamo colazione? -, chiese, dirigendosi verso la cucina in pantaloncini e maglietta grigi.
- Addio romanticismo..-, sospirò l'altro, seguendolo.


Passarono quella giornata serenamente, parlando e sfogliando insieme qualche libro. Avevano bevuto bevande ghiacciate nel terrazzo e fatto grasse risate, su alcuni aneddoti del professore di Pozioni.
Trascorsero molte giornate così, ad essere loro stessi, a scoprirsi nei caratteri e nei gusti; Sirius non avrebbe mai pensato che Severus sorridesse così apertamente, come Snape non aveva mai visto Black commuoversi nel raccontare del suo triste passato. Le loro confidenze divennero sempre più intime, fino a parlare della loro infanzia, delle persone care, scomparse. La sera si stendevano insieme sull'amaca, in un dolcissimo e protettivo abbraccio. Finalmente avevano trovato entrambi una persona con cui sentirsi liberi da tutto, con cui sfogarsi, baciarsi senza aver paura di essere rifiutati. Finalmente si erano trovati. I loro giorni idilliaci sfumarono verso il termine all'arrivo di una lettera da Hogwarts: "Carissimi, vi annuncio ufficialmente che entro due giorni potrete tornare alla scuola, e prendervi il posto che vi spetta. Remus verrà da voi fra due giorni, in mattinata. A presto, Albus Silente. PS: le cornacchie di caramello volano in un cielo di zucchero filato!"
- E' proprio pazzo!-, esclamò Severus, rileggendo la lettera per la terza volta.
- No, credo sia solo molto felice.-
La luna faceva capolino fra le nubi bianche della sera ed illuminava i due uomini che si abbracciavano teneramente, guardandosi negli occhi. Erano innamorati.
- Sono stato davvero fortunato.-, sospirò Sirius, carezzando lentamente i capelli all'altro, che lo strinse ancora di più alla vita.
- Non ci siamo ancora scannati, è questa la fortuna.-
- Bé, mi auguro che duri per molto, molto tempo, professor Snape.-
- Anche io, signor ex-galeotto.-
Risero entrambi, ma quando tornarono seri, Severus lo guardò intensamente, con la luna che si rispecchiava nelle macchie nere dei suoi occhi:
- Allora, Sirius, quando saremo una vera coppia? Insomma, ufficiale e rispettata.-
- Di.. dici sul serio? Niente di nascosto?-, si stupì Black.
Snape lo guardò con gli occhi di fuoco, poi si raddolcì:
- Credo di non essere mai stato così serio in vita mia.-
Si baciarono, mentre gli occhi di Sirius si svuotavano di tutte le lacrime.
Quando lo guardò era radioso:
- Alla fine dell'estate.-
Severus lo strinse a sé ed annuì, mentre Sirius lo guardava, con gli occhi lucidi ed un sorriso dolcissimo disegnato sulle labbra.
Era finalmente libero.


FINE