ERA DESTINO


L'aristocrazia persisteva costantemente anche nel Mondo Magico. Sì, ed anche qui si trovavano gli esponenti di maggior rilievo, che possedevano spesso posti di valore e prestigio all'interno del Ministero o in importanti organizzazioni politiche.
La famiglia più conosciuta era senz'altro quella dei Goulding-Keyes, che aveva origini antichissime; essi vantavano infatti oltre settecento anni d'incontrastata nobiltà, mai messa in dubbio nelle generazioni che si susseguivano, e le loro ricchezze sembravano non avere confini. Leggende miste fra verità e fantasia, dicevano che i loro tesori fossero custoditi in un palazzo nascosto, grande quanto la Gringott stessa, amministrato dal presidente della banca in persona.
Il capostipite di questa nobile famiglia era originario dall'Austria ed aveva frequentato la scuola di Durmstrang, conseguendo G.U.F.O e M.A.G.O a pieni voti; era una persona di un certo livello culturale ed umanitario, tanto che arrivò a lavorare per il Ministero della Magia in Inghilterra. Effettivamente riusciva a guadagnare palate di soldi e fiducia in poco tempo, e questo fu il motivo del meritatissimo successo che conquistò.
Lui, Kaspar, divenne in poco tempo un Ministro a tutti gli effetti e, quando smise il suo lavoro presso il Ministero Inglese, tutti i maghi più importanti e i Nuovi Ministri lo ritenevano un amico e consigliere su cui contare nei momenti più difficili. Aveva sposato una strega che proveniva dalla Cornovaglia e s'erano stabiliti in un ricco palazzo vicino alla Gringott, la Banca dei Maghi. Da lì ebbe inizio la loro discendenza, che si protrasse fino al nipote del loro nipote. Il bambino, chiamato Kaspar in onore del celeberrimo antenato, possedeva le stesse qualità sul punto di vista umanitario e degli affari, cosicché poté contare anche lui s'un'ottima posizione all'interno dell'alta società, non aiutato dal solo nome.
Il giovane Kaspar Goulding-Keyes iniziò a frequentare la scuola di Hogwarts dopo aver ricevuto la lettera, nel giorno del suo undicesimo compleanno, come il padre e il padre di suo padre prima di lui.
- Diventerai un grand'uomo e ti sposerai con una donna bellissima, assicurando così la continuità del nostro sangue.-
Così gli avevano predetto il giorno della sua nascita, e così accadde molti anni dopo.
Durante l'impegnativo ma divertente seminario ad Hogwarts, conobbe una giovane fanciulla, parente molto alla lontana di un ex-studente, Albus Silente. Questa ragazza, Virgynia Blake, lo aveva letteralmente stregato e in poco tempo la loro storia d'amore divenne di pubblico dominio. Erano talmente innamorati, che al termine degli studi si sposarono e la loro unione portò alla nascita di tre figli maschi, con l'enorme contentezza di Kaspar che desiderava tanto avere degli eredi cui dare il suo illustre cognome, e che un giorno avrebbero ereditato casa e patrimonio.
Se ne stavano insieme da quasi quindici anni e Kaspar lavorava instancabilmente per il Ministero, viaggiando per il mondo:
- Quando starai un po' di più a casa? -, gli chiese Virgynia una sera a cena.
- Ora è un momentaccio. Hai qualche cosa in mente? -, gli sorrise lui di rimando.
- Beh, pensavo solo che nel frattempo potrei andare a fare una vacanza ad Hogwarts..-
- Hogwarts? -, ripeté Kaspar un po' stupito.
- Sì, in fondo Albus mi ha invitato tante volte ed io ho quasi sempre declinato le offerte.-
- Mi sembra una buona idea.-, confermò.
- Benissimo, allora partirò domattina, se per te va bene.-
- Senz'altro, sì..-
La mattina seguente le carrozze furono preparate all'alba, consentendo così a Kaspar d'intraprendere il suo viaggio in Oriente, ed a Virgynia di andare verso Hogwarts. I figli studiavano, di comune accordo, all'Accademia di Magia di Beuxbatons, in Francia, molto più vicina alla loro residenza in Svizzera, cosicché non sorgevano preoccupazioni di sorta.
Virgynia Goulding-Keyes, all'età di 35 anni, era ancora bellissima come a 20. I capelli color mogano ricadevano disordinati sulle spalle e gli occhi colore del ghiaccio risaltavano sull'incarnato roseo che sembrava di porcellana.
In quel tiepido autunno vestiva di un leggero abito in mussola color azzurro chiaro, che sottolineava il seno e i fianchi, prosperosi per le gravidanze sopportate. La statura slanciata armonizzava la sua figura, regale ma non imperiosa.
Quando la carrozza varcò i cancelli e si fermò davanti al portone, Albus Silente aspettava la donna sulla soglia:
- Virgynia! -, la chiamò, andandole incontro a braccia aperte.
- Albus, ciao! Da quanto tempo! -, gli rispose, abbracciandolo e stampandogli due baci sulle guance.
- Com'è andata il viaggio? -
- E' stata una lunga scarrozzata... divertente! -, sorrise, entrando nell'atrio della scuola.
Minerva McGrannit usciva in quel momento dall'aula di Trasfigurazione:
- Virgynia! -, esclamò quando la vide.
- Ciao Minerva.-
- Questa.. questa sì ch'è una sorpresa! -
- Già. Era da tanto tempo che non venivo e Kaspar è partito per l'Oriente.. ne ho approfittato! -
- Hai fatto benissimo! Quando sei arrivata? -, le chiese, togliendosi gli occhiali.
- Sono appena arrivata, in carrozza.-
- I bambini? -
- Loro studiano a Beuxbatons.. Lo abbiamo deciso col preside dell'Accademia.-
- Chi è ora? -, s'accigliò la professoressa.
- Dovrebbe essere Madame Maxime..-, azzardò Silente, voltandosi verso Virgynia, che chiamava in confidenza 'cugina'.
- Sì, è lei. E' subentrata al preside precedente l'anno scorso.-, spiegò.
Una campana dal suono grave annunciò il termine delle lezioni e i corridoi si riempirono di studenti, carichi di libri, che chiacchieravano concitatamente tra di loro.
- Pozioni è stata pesante oggi..-, dichiarò un ragazzo dai lunghi capelli platino, allentando cravatta e camicia, mentre s'avvicinava ad un compagno più giovane.
- Sei il solito scansafatiche, Malfoy.-, lo rimbeccò l'altro alunno, coi capelli corvini.
- Ciao ragazzi! -, li salutarono due ragazze, avvicinandosi.
- Narcissa oggi sei stupenda..-, le baciò la mano il biondo.
- Lucius, che galanteria.-, sussurrò socchiudendo gli occhi.
Virgynia li carezzava con lo sguardo sorridente, ricordando i suoi anni passati ad Hogwarts.
- Cugina, che stai guardando? -, le chiese Silente.
- Loro -, indicò il gruppetto di ragazzi. - Mi ricordo quando studiavo qui, con Kaspar e gli altri.-
- Ne è passato di tempo, eh? -
- Già... però le tattiche sono sempre le stesse.-, ridacchiò, volgendo lo sguardo verso il ragazzo coi capelli corvini.
Un raggio di luce filtrò dalla loggia del cortile interno e si riflesse fra i capelli e negli occhi del giovane. Aveva due occhi neri profondissimi, che sembravano quasi di ghiaccio. Al primo impatto parevano senza alcun sentimento ma continuando ad osservarli al loro interno ardeva un fuoco: voglia, desiderio d'imparare, di essere coinvolto... La pallida espressione contratta si apriva in un mezzo sorriso di sufficienza, che succhiudeva gli occhi, come per soppesare la situazione. Si rivolse all'altra giovane, che stava fra lui e Narcissa:
- Bellatrix, secondo te Pozioni è una materia pesante? -
- Puoi chiamarmi Bella, caro Severus. E comunque, no, non la trovo per nulla pesante. Perchè me lo chiedi? -
- A quanto pare, allora, Lucius s'affatica a non fare nulla...-, indicò l'altro, che parlava amorevolmente con Narcissa.
Lucius Malfoy sorrideva affascinante alla ragazza ch'era con lui. Gli occhi colore del ghiaccio, come i suoi, erano ben aperti e brillavano lussuriosi. A quell'età il desiderio di fare nuove esperienze faceva sì scintillare gli occhi, ma incuteva anche un certo timore.
- Vogliamo andare, cugina? -, la richiamò alla realtà il preside.
- Sì, andiamo.-, gli sorrise, prendendolo sottobraccio ed incamminandosi verso la presidenza, dove probabilmente l'attendevano gli altri professori.
Passarono accanto alla banda che stava osservando e sfiorò la divisa di Severus col suo abito di mussola. Si guardarono per un brevissimo istante, fino a quando il giovane distolse gli occhi dai suoi.
Virgynia notò con piacere che la scuola non era cambiata per nulla e l'ufficio del preside stava sempre sulla stessa torre, con la sua pianta circolare e le librerie ben fornite, che potevano quasi eguagliare quelle della biblioteca.
Il tocco personale di Silente era l'insieme di strani oggetti in metallo, che splendevano del riverbero solare:
- E questi che cosa sono? -, li indicò la donna, avvicinandosi incuriosita e sfiorandoli appena.
- Piccole cose... Oggetti astronomici. Lo sai quanto amo il cielo! -
- Lo so, lo so... Molto belli.-
- Grazie. Ghiacciolo? -, le offrì, facendo apparire un vassoio davanti alla cattedra.
- Molto volentieri... limone, vero? -, chiese, pur sapendo già la risposta.
Silente annuì, facendo scomparire l'argenteria e gustando il delizioso dolciume.
- Sono contento che sei qui.-, le disse teneramente.
- Grazie, Albus. Sono contenta di essere venuta, mi dispiace solo di non averlo fatto prima.-
- Sarai stata impegnata, immagino.-
- Molto, sì. E poi Kaspar è quasi sempre in viaggio, così questa volta ne ho approfittato.-
- Hai fatto bene. Minerva è così felice di vederti che ha pensato ad organizzare una cena in tuo onore! -
- No, ti prego.. no! -, rise. - Non voglio feste o balli di benvenuto! -
- Minerva ne sarà dispiaciuta...-, si dispiacque Silente, con un vago sorriso che aleggiava sull'espressione cerulea.
- Ti prego, Albus, dille tu che mi dispiace! -, rincarò lei.
- Ha praticamente già preparato tutto..-, continuò il mago.
- Non ne ho la forza! -, scherzò lei.
- Le si spezzerà il cuore.-, terminò l'altro, aprendosi in un simpatico sorriso.
- Umpf... va bene, va bene! Accetto l'invito e ne sono entusiasta, così va bene? -
- Più che bene! Minerva ti sarà riconoscente a vita! -
- E perchè? -, chiese la donna, accigliandosi leggermente.
- Le hai salvato il cuore! -, rise Silente. Poi continuò: - Mi devi scusare, i miei doveri mi chiamano. Vuoi che ti faccia accompagnare alla tua stanza da uno dei nostri elfi? -
- No, dimmi solo qual è. E poi, prima di andarmene in camera, vorrei fare un giretto per i corridoi.-
- E' la camera al secondo piano, vicino al dormitorio...-
- ..dei Serpeverde! -, concluse lei, contrariata.
- Eh, eh... esatto.-
- L'hai fatto apposto, vero cugino? -
- E' l'unica camera libera! -, si giustificò, facendo il giro della cattedra per accompagnare la donna fino alla porta.
- Sì, certo...-, lo baciò sulla guancia ed uscì dallo studio.
I corridoi di pietra erano illuminati dalle bifore che si aprivano sui giardini della scuola e i muri erano abbelliti dai simpatici quadri che si muovevano e avevano una loro vita. Proprio come ai tempi in cui studiava lì anche lei, i baroni e i cavalieri dei ritratti giocavano a carte fra di loro e s'intrattenevano in sontuosi banchetti.
Sir Cadogan la salutò amabilmente, seguendola attraverso varie cornici, fin quando raggiunse la porta di Grifondoro. La Signora Grassa la riconobbe immediatamente:
- Virgynia! Sei proprio tu? Come stai? -
- Molto bene, grazie. Lei? Non è cambiata di una virgola! -
- Grazie, cara, grazie. Vorresti entrare? Per te farò uno strappo alla regola..-, le confidò.
- No, non importa. Farò un salto un'altra volta..-
- Torna pure quando vuoi! -, le urlò la dama del quadro, mentre s'allontanava per scendere dalle scale.
Durante il tragitto incontrò alcuni professori che non aveva mai visto; di certo erano cambiate molte cose da quando viveva ad Hogwarts e con un po' di rammarico non vide nessuno dei suoi ex-insegnanti.
Durante il pranzo alla Sala Grande, decise di chiedere al cugino qualche cosa sugli studenti:
- Come sono i Grifondoro, quest'anno? -, chiese, trangugiando affamata la carne che aveva sul piatto.
- Il Primo Anno? Simpatici, diligenti, coraggiosi, intelligenti... dei Grifondoro! -, rispose sorridente.
- Perfetti, insomma. E quelli più grandi? -, accennò col capo alle ultime tavolate.
- Scalmanati,fortunati, abbastanza svogliati, corrono dietro alle ragazze...-
Virgynia si voltò verso di lui a bocca aperta:
- Di generazione in generazione, le Case di Hogwarts non cambiano mai, eh? -
- No, direi proprio di no! Come i Serpeverde del resto..-, aggiunse il preside, voltandosi verso la McGrannit ed iniziando a parlare ed a ridere.
Nel frattempo, Virgynia guardava verso il tavolo della casa verde-argento. Riconobbe immediatamente Lucius Malfoy, il ragazzo coi lunghi capelli biondi, probabilmente figlio del nobile Rickard. In effetti avevano le stesse fattezze e gli occhi erano pressocchè identici; sì, doveva essere proprio il figlio del suo ex-compagno di studi.
Di fianco a lui sedevano le due ragazze che aveva visto la mattina stessa, Narcissa e Bellatrix, che si assomigliavano in modo stupefacente. Potevano essere parenti, tant'era la loro somiglianza.
Per ultimo, c'era quel ragazzo dagli occhi di fuoco, quel Severus dalla carnagione chiarissima. Se ne stava silenzioso mentre gli altri parlavano, a leggere un libro di Pozioni ed a masticare un boccone ogni tanto.
Una risata le fece distogliere gli occhi dal gruppo. Nel tavolo dei Grifondoro del Quinto Anno, quattro ragazzi più o meno attraenti avevano le lacrime agli occhi per le fragorose risa in cui erano completamente impegnati.
- I Malandrini..-, le spiegò Albus. - Li chiamano così e loro credono che io non sappia nulla, nemmeno della loro Mappa stupefacente.. hanno segnato tutti i passaggi e si possono riconoscere fra di loro perchè compaiono i nomi sulla pergamena. Assolutamente geniale! -, concluse.
- Davvero incredibile... ma chi sono? -, chiese curiosa.
- Quello atletico coi capelli lunghi si chiama Sirius Black ed è cugino di Narcissa e Bellatrix Black. Loro due sono sorelle e stanno in Serpeverde.-, dichiarò indicandole.
- Ecco spiegata la loro somiglianza..-, disse Virgynia più a sé stessa.
- Già...beh, seduto di fianco a lui c'è Remus Lupin. Diligente studioso ed alunno pressocché modello. Ha degli ottimi voti ed a quanto mi dice Minerva non ha mai causato problemi di sorta.-
- Ma che fortuna! -, sorrise lei.
- Puoi dirlo forte. Dall'altra parte del tavolo ci sono James Potter, quello con gli occhiali, e Peter Minus, quello tarchiato. Sono quattro migliori amici, mai visto nessuno più legato di loro.-
- E che mi dici dei Serpe? -, tornò sul quel gruppo che l'aveva incuriosita.
- Cosa vuoi sapere? -, le chiese guardandola da sopra gli occhiali a mezzaluna.
- Quei quattro, insieme. Anche loro mi sembrano in buoni rapporti.-
- Intendi Malfoy e compagnia? Hai indicato i nemici di sangue dei Malandrini.-
- Perchè? Non vanno d'accordo? -
- Ci puoi scommettere. Lo vedi quel ragazzo, Severus? -, disse indicandolo. Lei annuì.
- Bene, i Malandrini lo chiamano 'Mocciosus'. Quando lo vedono si trasformano nelle persone più dispettose che io conosca. Rischia grosso ogni volta.-
- Che carattere ha, quel Severus? -
- Riservato, tagliente, sarcastico.. Un ragazzo scaltro ed intelligente, che idolatra le Pozioni.-
- Sembra più piccolo del biondo..-, asserì seria.
- Lucius frequenta il Settimo Anno. Ci sono due anni di differenza, fra loro.-, le spiegò. In quel momento, Severus la guardò coi suoi occhi neri e lei rispose col suo sguardo color del ghiaccio, che infondeva però un calore ed una tenerezza che gli fece colorire leggermente le gote. Gli sorrise, quasi volesse assicurargli che non gli avrebbe fatto alcun male, ma lui aggrottò le sopracciglia e tornò sul suo libro.
La donna aprì la bocca per parlare col preside, ma la richiuse, tornando sul suo intento. Il fatto che il ragazzo non le avesse sorriso di rimando le aveva dato un leggerissimo fastidio. Eppure non lo conosceva...

*


Dopo aver passato il pomeriggio da Hagrid, Virgynia andò in biblioteca, ch'era sempre stato il suo posto preferito nella scuola.
E lo era divenuto ancora di più ora che poteva entrare liberamente nella Sezione Proibita, senza che la bibliotecaria o nessun altro potesse impedirglielo.
Quando varcò la porta contrassegnata con la targa di ottone, notò con una punta di fastidio ch'era abbastanza affollata.
Studenti di tutte le case completavano i loro compiti e sfogliavano pesanti tomi presi dagli scaffali, con i quali svolgevano sicuramente delle ricerche e tracciavano i loro temi.
Ad un tavolo poco distante dalla porta, i Malandrini scrivevano sotto dettutura del ragazzo più brillante, Remus; quel James Potter aveva le gambe distese attraverso lo stretto corridoio che portava al centro della sala. Nell'impossibilità di passare, Virgynia gli si avvicinò silenziosamente, tenendo con la mano un lembo del lungo vestito azzurro:
- Posso passare? -, gli chiese sorridendo, indicandogli le gambe.
- Certo, milady.-, rispose James prontamente, sedendosi composto.
- Grazie, James.-
- Di niente..-, lasciò la frase in sospeso.
- ..Virgynia. Mi chiamo Virgynia Blake.-
- Molto piacere.-, le tese la mano, che la donna strinse con una forza sorprendente.
- James, credi di poter stare attento un attimo? -, lo richiamò Remus.
- Senz'altro, Rem. Buonagiornata, Virgynia.-, la salutò, prima di tornare a scrivere assieme agli altri.
- Buonagiornata a voi.-, rispose lei, allontanandosi verso la Sezione Proibita.
Superato il cancelletto di ferro in parte arrugginito, era impossibile non notare quella fiaccola perenne che bruciava d'una fiamma verdastra, appena sopra la targa "Sezione Proibita".
Camminava lentamente in mezzo agli scaffali, sfiorando appena con le dita il dorso dei volumi che portavano lettere stampate in oro: indicavano il titolo e l'autore. Alcuni erano attacati ad una catenella in acciaio, altri erano disordinatamente abbandonati sui piani della mobilia.
Si avvicinò di più ai volumi rilegati e prese a scorrere i titoli. Si fermò e sorrise quando riconobbe il libro che aveva sempre adorato sopra ogni altro: "Storia della Magia Oscura e delle Maledizioni Senza Perdono".
Lo tolse dagli altri e guardò la copertina in pelle nera, su cui erano stampate le lettere argentate del titolo, sfiorandola appena con l'intera mano. Spostò un leggerissimo velo di polvere e se lo strinse al petto, diretta al tavolo della sezione.
Ricordò la prima volta che l'aveva letto, con avidità. Al Settimo Anno, dopo gli esami M.A.G.O, aveva convinto il preside a lasciarle quel libro per una giornata e, visto gli ottimi voti che aveva conseguito, non fu difficile ottenere il permesso.
Svoltato l'angolo, una nera figura le si parò davanti agli occhi. Si fermò, leggermente arrossita per lo spavento.
Si avvicinò in punta dei piedi e girò attorno al tavolo, per guardare quella persona davanti: riconobbe Severus.
Aveva l'espressione contratta ed era totalmente concentrato nella lettura di un'enciclopedia, così decise di sedersi senza dargli fastidio. Notò maternamente che una ciocca dei capelli corvini gli ricadeva davanti agli occhi, resi fessura per leggere più velocemente le piccole righe stampate. In una mano teneva la penna d'oca che usava per prendere appunti, mentre l'altra sosteneva il pesante libro. Denti e lingua tormentavano insistentemente il labbro inferiore.
- Perchè mi fissa? -, sparò il ragazzo, senza alzare la testa. La donna sorrise, accavallando le gambe ed aprendo il libro.
- Nulla, mi ricorda un po' mio figlio.-, mentì, iniziando la lettura.
I minuti si rincorrevano velocemente. La donna, stanca di leggere e rileggere le stesse pagine, chiuse il volume e lo posò sul tavolo, stiracchiandosi compostamente sulla sedia. Il suo sguardo ricadde sul ragazzo, che se ne stava immobile.
- Che classe frequenta? -, gli chiese in tono amichevole.
- Quinto Anno Serpeverde.-, rispose asciutto.
- Quest'anno avrà i G.U.F.O. Preoccupato? -, tentò di scherzare.
- Neanche per idea.-, rispose sarcastico, guardandola finalmente in faccia.
Negli occhi neri brillava un barlume di luce, riflesso dalla lampada a petrolio ch'era sulla tavolata.
- Se la cava bene, allora? -
- Fortunatamente sì.-
Virgynia si alzò dal tavolo e gli si fermò di fianco. Nutriva per lui una sincera simpatia:
- Mi chiamo Virgynia Blake.-, disse fermamente, porgendogli la mano.
Severus si alzò dalla sedia e la guardò socchiudendo leggermente gli occhi. Poi le chiuse la mano in una calda morsa:
- Piacere. Severus... Severus Piton.-
- Bene. Arrivederci, Severus Piton.-, gli sorrise amichevolmente prima di sparire dopo lo scaffale.
Dopotutto, pensava andando nella sua stanza, quel ragazzo serio e diligente le stava a cuore, se poteva dire così dopo averlo visto di sfuggita ed avergli parlato per cinque miseri minuti. Eppure c'era qualcosa di magnetico in quegli occhi neri e in quell'atteggiamento signorile ed affascinante.
Arrossì. Aveva davvero pensato questo? Aveva ritenuto quel sedicenne un ragazzo affascinante? Rise sonoramente durante il tragitto fino alla camera, ripensando a quella considerazione che trovava inappropriata.
Si rinfrescò nella stanza in penombra e cambiò d'abito. Un semplice completo in raso argento, con un leggero mantello sopra, sarebbe stato perfetto per quella festa che la professoressa McGrannit aveva preparato per lei.
Quando entrò nella Sala Grande, vide che erano stati invitati gli alunni dal Quarto al Settimo anno, mentre quelli più piccoli avevano cenato in anticipo e s'erano già ritirati nei rispettivi dormitori.
- Buonasera a tutti.-, salutò, dirigendosi verso il tavolo dov'era il cugino.
- Buonasera, Virgynia.-
- Albus, Minerva..-, s'inchinò leggermente.
Quando si sedette vicino al cugino, il preside si alzò dal seggio e diede inizio al banchetto.

Quella sera furono servite le migliori portate che gli alunni avessero mai mangiato: - Questa gentildonna dovrebbe venire un po' più spesso a trovarci.-, rise Lucius, alzando il calice in direzione di Virgynia, che rispose con un sorriso.
Girò lo sguardo tutt'intorno alla Sala: al tavolo dei Grifondoro vide i Malandrini e delle ragazze che li guardavano scuotendo la testa; una giovane, soprattutto, coi lunghi capelli ramati la colpì. Era davvero carina e James la guardava rapito. Silente s'accorse chi stava guardando e le sorrise:
- Carini, vero? -
- Come? -, cadde dalle nuvole lei.
- James e Lily.. si amano entrambi e non lo sanno! -
- E tu come lo sai? -, gli chiese, curiosamente.
- Sono o no il preside più simpatico ed informato del mondo?! -, le strizzò l'occhio.
- D'accordo, lo sei! -, ammise Virgynia, voltandosi ancora una volta verso i Serpeverde.
Il gruppetto di amici si divertiva spudoratamente a prendere in giro i Grifi nell'altro tavolo, ma qualcuno era impegnato in altri divertimenti. Notò con fastidio che Severus Piton parlava con un sorriso affascinante all'orecchio di Narcissa, l'amica di Lucius, e le carezzava piano i capelli. Lo fissava incredula: sebbene non lo conoscesse, non sembrava un comportamento in linea col carattere che quel ragazzo possedeva.
Severus, nel bel mezzo di una risata, si girò verso gli insegnanti e vide che la donna lo stava fissando. Arrossì.
Lei distolse lo sguardo e parlò col cugino:
- Allora, quando iniziano le danze? -
- Tra poco.. è una sorpresa! -, sorrise, con gli occhi azzurri intenso che brillavano soddisfatti.
Terminarono il lauto pasto fra risa e chiacchiere, poi finalmente il preside zittì tutti con un cenno della mano:
- Vi chiederete perchè siete stati invitati a questa festa..-, iniziò.
Alcuni alunni annuirono, altri sorrisero, altri ancora mormorarono.
- Bene, siete stati invitati a questa cena per dare il benvenuto.. anzi, il bentornato a mia cugina, Virgynia Goulding-Keyes, che dopo anni di estenuanti richieste ha finalmente accettato il mio invito.-
Risero tutti ed un applauso scrosciante si librò nell'aria, mentre il preside lasciava la parola alla donna:
- Grazie mille Albus, grazie a tutti. Devo dire che sono molto contenta di essere qui e di aver visto e conosciuto degli alunni molto interessanti, oltre ai nuovi professori. Adesso basta coi discorsi e diamo inizio alla festa! -
Gli alunni si alzarono, mentre i professori con uno sforzo non indifferente fecero sparire le tavolate con piatti e posate ancora sopra, facendo apparire dei piccoli tavolini rotondi che rasentavano il perimetro della stanza.
Ogni tavolo teneva quattro sedie ed era coperto da una tovaglia che arrivava fino a terra, completamente in pizzo; al centro, una composizione di rose color champagne ospitava una candela blu e oro.
- Bellissimo..-, mormorò la donna a Silente, che guardava tutto con aria soddisfatta.
- E non è finita qui.-, rispose lui.
Non era davvero finita lì. Improvvisamente, l'atmosfera della Sala Grande cambiò: il cielo riflesso sul soffitto s'incupì e le stelle brillavano più che mai. La luce che c'era divenne fioca e regnava la penombra.
Una musica romantica si diffuse nell'aria quando entrarono le Sorelle Stravagarie, che per l'occasione avevano cambiato il loro repertorio, perchè, avendo saputo che Virgynia amava la musica lenta, non s'esibirono con le loro canzoni urlate, ma in dolcissime melodie.
Virgynia notò sorridendo che nessuno degli alunni presenti osava avvicinarsi alla pedana per danzare, così prese sottobraccio il cugino e gli parlò con tono complice:
- Credo proprio che dovremmo inaugurare noi la pista da ballo..-
- Allora diamo inizio alle danze! -
Si portarono al centro della stanza e quando la musica accennò le prime note iniziarono a volteggiare sotto gli occhi compiaciuti dei presenti. Dopo di loro, finalmente i ragazzi delle Case invitarono le loro compagne a ballare e la festa si animò.
I tavolini erano quasi totalmente deserti, tranne che per qualche Serpeverde o Corvonero, che avevano deciso di abbandonarsi a languidi sguardi attraverso le fiamme del centrotavola.
- Grazie mille, Albus, è proprio una festa di benvenuto! -, rise Virgynia, continuando a ballare col preside. -
Devi ringraziare Minerva, ha fatto tutto lei. Ci teneva molto, le sei mancata in questi anni.-
- Mi siete mancati tanto anche voi, ma dovevo badare a mio marito, poi la casa e i figli.. sono stata impagnata.-
- Lo so, per questo non abbiamo recriminato! -, sorrise lui, facendola girare più velocemente.
Quando la canzone sfumò, ci fu un breve applauso per le cantanti e la donna si avvicinò alle professoresse che se ne stavano in disparte, a parlare e dare un'occhio ai giovani:
- Buonasera, signore. Vi divertite? -, chiese con tono allegro.
- Oh, Virgynia, sta andando tutto a meraviglia! Come sono contenta! -, cantilenò la McGrannit, con gli occhi lucidi. Le altre donne sorrisero, voltandosi tutte verso gli studenti che ballavano impacciati.
Lucius era al centro della pista con Narcissa, che per l'occasione indossava un abito che tendeva a sottolineare ancora di più la figura perfetta del suo corpo e gli occhi azzurri. La stringeva forte e la ragazza si sentiva perfettamente a suo agio, col suo portamento altero e gli occhi che guardavano imperiosi tutte le altre ragazze.
Bellatrix, la sorella minore, s'era appartata con un ragazzo dai capelli castani, che la guardava lascivo e lei si lasciava desiderare, appoggiata al muro con l'abitino che esaltava la scollatura già prosperosa.
Persino i Malandrini avevano trovato delle damigelle per le danze e James era riuscito ad invitare Lily.
Sembrava tutto perfetto: regnava l'allegria e tutti si stavano divertendo, le risate abbondavano nell'atmosfera ed ognuno viveva serenamente quella serata di svago.
Tutti tranne un giovane mago che stava in disparte. Quando Virgynia se ne accorse, avrebbe voluto avvicinarsi e potergli parlare liberamente, invece rimase immobile per un momento, a guardarlo.
Severus poggiava s'un semipilastro della stanza, con l'espressione seria che lo faceva apparire molto più grande della sua età. La posizione composta, con le braccia conserte, gli conferiva un'aria solenne. L'abito scuro, coperto da un mantello, slanciava la corporatura. Pareva una statua, eppure gli scintillanti occhi neri avevano una vitalità che contrastava con l'aspetto esteriore.
Il cuore di Virgynia batteva forte. Per la prima volta dopo tanto tempo desiderava ardentemente un uomo..anzi, un ragazzo, non ancora diplomato, che aveva solamente sedici anni. Forse non aveva mai avuto esperienze e lei lo voleva per sé.. ma cosa diavolo stava pensando?
Cacciò con una mano quei pensieri sconvenienti, che s'erano ficcati chissà come nella sua testa.
- Virgynia, tutto bene? -, chiese Minerva, porgendole un calice.
- Come? -
- E' tutto a posto? -
- Sì, sì, è tutto ok. Ehm, mi potete scusare un attimo? -, sorrise, rifiutando la bevanda.
Le altre donne annuirono e continuarono a confabulare tra di loro.
Fece un passo avanti e si fermò, esitante: andare da lui? Parlargli? E dirgli cosa?
Lo stava guardando e Severus le volse lo sguardo, trafiggendola ancora una volta cogli occhi neri.
La donna arrossì ed iniziò a camminare speditamente attraverso gli ospiti che ballavano, cercando di scansarli con la mano, sorridendo e salutando quelli che la ringraziavano per il ricevimento.
Finalmente gli era davanti, cercando di dominare il tumulto di sentimenti che l'era esploso dentro.
- Buonasera Severus.-, gracchiò insicura.
- Buonasera a lei.-
- Notavo che non è in pista coi suoi amici, a divertirsi con qualcuno..-, sorrise incerta, guardandosi intorno.
- Qualcuno o qualcuna? -, insinuò Piton tagliente, con un ghigno che si allargava lentamente sulle labbra.
- Come ha detto, prego? -
- Lei intendeva dire che non sto ballando con nessuna ragazza, no? Perchè fa quella faccia? -
Lo guardava attonita, stupita da quella verità che aveva supposto davanti a lui e che le dava fastidio.
- Bé, sì..-, rispose.
- E come vede non sto ballando con nessuno. C'è qualche problema, forse? -
- Io credevo che fra lei e Bellatrix..-, iniziò.
- Cosa? Che fossimo fidanzati? -
- No, non proprio, insomma..-
- Lei non mi piace s'è questo che vuole sapere.-
- Non sono affari miei, in effetti..-, ammise quasi sconsolata.
- Credo che lei si sia convinta fin troppo che io somigli a suo figlio.-
- Come? -
- Oggi mi ha detto che somiglio a suo figlio.-, ripeté spazientito.
- Oh, sì.. bé, in certe cose gli somiglia, ma non molto.-, cercò di salvarsi, ricordandosi quella piccola bugia.
Sembrava una ragazzina scema, alle prese con la gelosia per il primo fidanzatino, che in verità non sapeva nulla dei suoi sentimenti:
- La mia canzone preferita..-, mormorò Virgynia, socchiudendo gli occhi e lasciandosi cullare dalle dolci note.
Qualcuno mormorò qualcosa, ma non ascoltò, continuando a seguire soltanto la melodia.
- Virgynia, mi ascolta? -, ripeté Severus, avvicinandosi appena.
- Sì, cosa diceva? -, si riprese.
- Le ho chiesto se vuole ballare..? -
Il cuore ebbe un fremito, che la fece avvampare in viso. Subiva intimamente il fascino di quel ragazzo dagli occhi scuri, che la guardava insistente, coi capelli che gli ricadevano dolcemente davanti il viso:
- Ballare.. sì, certo. Molto volentieri.-, balbettò sorridente.
Severus le porse la mano e, dopo che l'ebbe stretta nella sua, si portarono al centro della pista, dove iniziarono a dondolare lentamente, mantenendo una certa distanza fra di loro.
La schiena semiscoperta della donna era appena sfiorata dalle dita gentili del ragazzo, che non osava toccarla di più, mentre lei si teneva salda alla sua spalla e gli stringeva la mano.
Quando qualcuno li urtò, Virgynia andò addosso a Severus, poggiandosi col petto sul suo, arrossendo e scusandosi; ma lui non la guardava, intento a richiamare l'altro:
- Ehi, idiota, stai più attento! Potevi farle male! -, urlò al biondo che sghignazzava, sembrando ubriaco.
- E' tutto a posto? -, le chiese poi, cercando di mantenere un tono gentile.
- Sì, sì.. scusi, non volevo venirle addosso.. ehm, mi dispiace.-
- Va bene, non importa. Si sente bene? Vuole uscire? -
- Ehm, no, sto bene.-
- Mi sembra rossa.. vuole prendere un po' d'aria? -, ripeté lui, innocentemente.
- Forse un po' di fresco mi farà bene.-
Presero un bicchiere d'acqua ed uscirono nel parco, entrambi in silenzio. Era appena il crepuscolo ed il caldo tramonto scompariva solo in quel momento, striando il cielo di viola e verde. Il sole diveniva niente sotto la linea dell'orizzonte ed il lago splendeva di luce riflessa. Virgynia ebbe un tremito.
- Freddo? -, le chiese atono.
- No, solo il cielo mi mette emozione.-
La guardò senza capire e la donna sorrise.
- Quando crescerà e farà le sue esperienze, troverà qualcosa che la farà tremare alla vista..-, gli disse, bevendo dal bicchiere un po' dell'acqua cristallina.
Rifletté per un attimo e poi le rispose.
- Cioè, trema per un cielo che preannuncia tempesta? -
Lei rise e buttò la testa indietro, lasciando che i capelli castano-rossastri scoprissero le spalle:
- Sì, ma non tremo perchè preannuncia tempesta! -
- L'avevo capito! -, rispose Severus, incrociando le braccia sul petto, corrucciato.
- Stavo solo scherzando..-, mormorò Virgynia, bevendo ancora dell'acqua.
Il silenzio calò di nuovo, mentre camminavano sul giardino, lui pensieroso, lei stranamente impacciata.
- Così ha studiato qui anche lei..-, iniziò Severus, tentando di mantenere un tono amichevole.
- Sì, ed anche mio marito. E' qui che l'ho conosciuto.-
- Una grande storia d'amore? -
- Non grandissima, ma molto importante.-
- Lo tradirebbe mai? -
Si bloccò all'improvviso e si girò verso di lui, verso le sue labbra, i suoi occhi..
- Come ha detto? -
- Non mi guardi così. Le ho solo chiesto se lo tradirebbe mai.-
- Non lo so. Fino ad ora non ne ho mai sentito l'impulso, in realtà. Forse dovrei trovare l'amante ideale.-, tentò di sorridere, tornando subito seria.
- Moglie fedele.. una rarità.-, ghignò lui, tornando a camminare sul sentiero ghiaioso.
- Senti, senti..-, lo guardò di nuovo. - E lei cosa ne sa? -
- Diciamo che l'esempio dei miei genitori non è stato uno dei migliori.-, rispose Severus mestamente.
- Oh, mi dispiace. Ne vuole parlare? -
- Non c'è niente da dire.-, disse secco.
- Io penso che lei sia troppo chiuso caratterialmente. Dovrebbe parlare di più.-
- E per dire cosa? -
- Bé, avrà dei pensieri, no? -
Il ragazzo la guardò socchiudendo leggermente gli occhi, ridotti a due profonde ferite nere. Un brillìo di luna vibrava nell'iride scuro e gli conferiva uno sguardo affascinante e misterioso.
- Oh, sì che li ho.-, sussurrò appena, accenando un lieve sorriso.
Lei spalancò la bocca e lo fissò, immobile.
- Bene, bene: Severus Piton ha dei pensieri arditi? -, cantilenò sottovoce.
- E' normale, no? -, alzò il sopracciglio.
- Sì, certo, anzi anche io ho delle fantasie..-
Iniziò a piovere, incessantemente, cosicché si videro costretti a correre di nuovo dentro la scuola.
- Me ne torno nel dormitorio. Sembra non sia rimasto nessuno..-, valutò Severus dando una sbirciata nella Sala, dove gli elfi ripulivano tutto.
- Non.. vuole bere.. un caffè..-, balbettò lei, guardandolo appena.
- No, grazie. Buonanotte, Virgynia.-, replicò lui vellutato, pronunciando il suo nome con la voce secca e dolce.
- Buonanotte, Severus Piton..-, mormorò, dopo che se ne fu andato.
L'orologio in quercia batté la mezzanotte...

*


In quel luogo dall'aspetto ancestrale il tempo sembrava passare molto più lentamente che in ogni altro, fra lezioni, campanelle che suonavano e quadri che scandivano il ritmo della giornata con feste e banchetti.
Erano già passati tre giorni dal suo arrivo e Virgynia aveva ricevuto una lettera di Kaspar. La missiva era scritta con una chiara calligrafia, elaborata, in inchiostro blu elettrico; parlava di lunghi viaggi e noiosi incontri e descriveva stati d'animo e cocenti parole d'amore, solamente per lei.
".. Mi manchi tanto e ti vorrei sempre qui con me. Rispettosamente, Kaspar". Così terminava quella confessione epistolare, che lasciava la donna in uno stato di totale confusione. Era sposata, era felice, si sentiva innamorata. Pareva tutto assolutamente perfetto, fino a quando un demone dagli occhi di fuoco s'era infiltrato nei suoi pensieri e le aveva riacceso un fuoco che ormai non bruciava più da tanto tempo. Era giovanissimo, troppo piccolo per lei, ma possedeva un fascino molto superiore a quegli uomini che aveva conosciuto durante le feste di gala, sempre aperti e disponibili. No, lui le scivolava fra le dita, era schivo e la colpiva soltanto col suo sguardo e con le sue labbra ghignanti, sempre umettate e scure.
Il fatto che l'avesse sognato lo rendeva ancora più pericolosamente insinuante ed infido. Come un serpente.
Lasciò la lettera sul letto, fra le lenzuola ancora sfatte, e si avvicinò cautamente alla finestra spalancata, coperta soltanto colla sottoveste dei suoi abiti principeschi. Passava avidamente gli occhi da una persona all'altra, in cerca soltanto del suo Demonio: inconsapevolmente, le mani iniziarono a tormentare la pelle del collo, e la bocca aperta respirava affannosa. Un orgasmo di desiderio non assopito le bruciava il ventre, fino a quando una chioma corvina venne colpita dal sole mentre si muoveva sul giardino e i riflessi bluastri baluginarono negli occhi di ghiaccio della donna. Eccolo, era lui, che camminava speditamente fra i compagni di studi e si stringeva nel mantello che sosteneva lo stemma col Serpente. Le mani stringevano dei volumi e la bocca sibilava velocemente parole per lei incomprensibili. Poi, com'era comparso, il Demone svanì fra le arcate gotiche del chiostro esterno, dove il sole si rannuvolava e lasciava una scialba luce pallida.
Durante quei giorni in cui Virgynia aveva visitato la scuola e stretto confidenza coi professori, Severus aveva passato tutto il tempo coi suoi amici, Lucius e Narcissa in particolare.
Quella sera la donna s'incamminò solitaria verso l'ala del castello dove si trovava la guferia, ed insieme un gran numero di stanze inutilizzate; poco più in là i bagni dei Prefetti e le scale che portavano alla Sala Comune di Tassorosso e Grifondoro. Sfiorava con leggiadria il pavimento in pietra con l'abito blu, voltando lo sguardo sui ritratti appesi alle pareti e salutandoli appena con un sorriso. Nel silenzio della notte che calava, un gemito la fece fermare in mezzo al corridoio e un brivido le percorse la schiena.
Si girò indietro e non vide nessuno, quindi tese l'orecchio. Sembrava una voce femminile, che sussurrava qualcosa in lontananza, poi tornava il silenzio, fino a quando sospirava di nuovo.
Con l'udito all'erta, continuò a camminare lentamente, cercando di capire da dove provenissero quei lamenti.
Ecco, quella era la porta dietro cui la voce supplicava insistentemente qualcosa. Si guardò intorno, e non vedendo nessuno, schiuse leggermente l'uscio. Chiunque fosse non era lì, nell'anticamera che portava alla stanza vera e propria. La trapassò velocemente, fino a fermarsi alla seconda porta. I gemiti si fecero più forti e si distingueva perfettamente la voce di una ragazza. Poggiò la mano sulla maniglia, ma rimase immobile, fino a quando accostò l'orecchio alla porta massiccia. Una voce le fece gelare il sangue nelle vene:
- Basta così, o morirà.-, ghignò Severus, da dentro la camera.
Il respiro di Virgynia divenne irregolare ed un capogiro le fece perdere l'equilibrio per pochi istanti.
Severus era lì dentro, con quella ragazza e c'era anche qualcun altro.. ma che diavolo stavano facendo?
- No, no Severus, aspetta. Narcissa non ha ancora goduto del tutto..-, disse tagliente la voce di Malfoy.
Preso il coraggio a due mani, la donna aprì uno spiraglio della porta e la scena che le si parò davanti l'agghiacciò: sì, quei due aggrovigliati sulla poltrona erano senza dubbio Lucius e Narcissa.. e in piedi, poco distante, Severus guardava con un ghigno, mentre Bellatrix si posava con un braccio sulla sua spalla, completamente nuda.
Virgynia vedeva tutto questo attraverso vari veli di tulle, drappeggiati di traverso rispetto alla porta, fra gli stipiti e gli armadi consumati dai tarli. Si ritirò silenziosamente, con il cuore che batteva all'impazzata e una voglia di piangere che le cresceva dentro, facendola stare male.
Attraversò anche la seconda porta e, quando fu nel corridoio, si affacciò furiosamente alla prima finestra aperta che trovò, per respirare la fredda aria della sera ed evitare che i giramenti di testa la facessero cadere.
Ma i pugni appiattiti sul muro non riuscirono a fermare le lacrime, che scendevano copiose.
- E' rimasta turbata dalla scena? -
No, non lui, non l'ultima persona che avrebbe voluto vedere in quel momento. Si concentrò fino a far evaporare le lacrime in scintillii infinitesimali, poi si voltò cautamente.
Nell'ombra dell'anticamera, gli occhi di Severus mantenevano la loro luce costante.
- E' rimasta sconvolta? -, ripeté, rimandendo immobile con le braccia conserte sul petto. Un ghigno sarcastico e crudele gli deformava il viso pallido e glabro.
- Non sconvolta, né turbata.. Solo profondamente inorridita.-, rispose lei, cercando di rimanere ferma nel suo sguardo di ghiaccio, ghiaccio impenetrabile e gelido.
I passi di Piton sulla pietra risuonarono nel silenzio del castello, fino a quando le fu più vicino, affacciato alla stessa finestra dove stava lei pochi istanti prima.
- Orrore.. per la natura, o per la natura dell'uomo? -
- Che razza d'idiozia! -, sbottò furiosa. - Giocare col corpo, senza la sensazione di un sentimento che pervade l'anima, senza l'amore che muove le nostre mani e anima i nostri sensi! Puro disgusto per dei burattinai! -
Il ragazzo non la guardava, ma l'ascoltava con gli occhi chiusi e leccandosi le labbra, come stesse gustando la dolce musica di un clavicembalo magistralmente suonato.
Rimasero immobili, senza guardarsi, senza nemmeno proferire parola. Qualche momento dopo, i rumori nella camera ripresero insistenti:
- Non tornano nelle loro stanze? -, chiese la donna, incuriosita.
Severus sorrise sarcastico e la bruciò col suo sguardo di fiamma nera:
- Le sorelle sono due e Lucius ha molta energia.. Per loro è ancora presto, Bellatrix fremeva.-
- Non era già stata accontentata da lei, signor Piton? -
- Le ho già detto che fra me e Bella non c'è nulla, e glielo ripeto: fra me e Bellatrix Black non c'è nulla.-
Virgynia avvampò nell'ombra del corridoio buio e sperò che Severus non percepisse quel lieve calore che le sue gote emanavano a poca distanza da lui.
- Non avete fatto nulla.. lei e Bella..-, annaspò la donna,torcendosi le mani.
- No, mi sembra chiaro a questo punto.-, replicò Piton.
Vi furono delle grida sommesse ed i rumori terminarono, com'erano iniziati; da fuori sentirono armeggiare nella stanza, così il giovane si voltò verso la donna, prendendole un braccio:
- Stanno per uscire, sarà meglio non farsi trovare qui.-
Lei annuì e, prima che Lucius apparisse nel corridoio, erano già lontani.
Camminavano in silenzio, con passo affrettato, e ben presto arrivarono all'atrio della scuola.
- Io me ne torno a letto.-, disse Severus, per congedarsi.
- Torna da loro?-
- Come ha detto? -, alzò il sopracciglio alla domanda.
Virgynia guardava mestamente a terra e gli occhi bruciavano di nuovo:
- Le ho chiesto se torna da loro.. se torna da lei..-
S'inginocchiò a terra, convulsa dalle lacrime, davanti ad un Severus immobile che la guardava.
- Se ne vada! Vada via, torni nel suo dormitorio! -, gli urlò fra i singhiozzi.
Come impassibile davanti a quella scena, il ragazzo si voltò e sparì nelle ombre della notte, stringendosi nel mantello nero, che strascicava sulla pietra grigia e gelida.
La donna si trascinò sino al muro, dove si appoggiò e si strinse le ginocchia fra le braccia, come una bambina spaventata. Poggiò la testa al muro e pianse lentamente, in silenzio, con un dolore immenso che le scoppiava nel cuore. Pensò che quel ragazzo dall'aria nobile ed affascinante non meritava quelle sgualdrine, tantomeno quella giovinastra dall'aria lussuriosa, dagli occhi brucianti di rabbia e di passione. No, doveva avere una donna dolce, che lo cullasse e lo accarezzasse, che lo baciasse teneramente e gli desse tutta sé stessa in un impeto di doloroso ed appassionato amore, quell'amore che lacera il cuore e ti fa tremare dalla gelosia.
- Sì, una donna così ti meriti... Demonio..-, sussurrò, prima di addormentarsi su quel muro alla luce lunare.
Aveva fatto un sogno, tremendo e splendido allo stesso tempo. Aveva sobbalzato nel dormiveglia e credeva di essere caduta dal letto; solo quando aprì gli occhi, realizzò di essere ancora nel corridoio della sera prima.
Il sole sorgeva soltanto in quel momento, quindi avrebbe fatto in tempo a tornare in camera e prepararsi per la colazione del mattino. Si sollevò lentamente, sostenendosi con una mano alla parete, poichè era tutto buio.
Uno scalpiccìo leggero le arrivò alle orecchie, poi smise.
- Ha dormito qui? -
- Severus..?-
- Sono io..-, rispose l'altro, accostandosi un po' ed accendendo la bacchetta.
- Devo essermi addormentata qui.-, affermò lei, come per esserne sicura.
- Venga, la riaccompagno in camera. Il castello non è sicuro a quest'ora..-
Lasciò la frase in sospeso e la donna annuì.
Mentre camminavano senza dirsi una parola, le venne in mente il sogno che l'aveva svegliata.
Si trovava in una sala vuota, ma non era la sua stanza nella scuola, né in nessun altro luogo famigliare. Il fuoco brillava nel camino e tutto l'arredamento consisteva in un letto ed un tavolino in vetro, riccamente colorato sulla superficie. Dalla finestra semicoperta da una tenda molto pesante s'intravedeva il cielo sereno e cupo di quella notte. Virgynia si muoveva su e giù per la stanza, spostandosi dal letto al pavimento davanti il camino, senza sentire il desiderio di uscire dalla porta.. come se stesse aspettando qualcuno.
Le braci nel camino si stavano spegnendo lentamente; in compenso la luna piena sembrava più grande e la luce entrava dalla finestra, illuminando gran parte del pavimento.
La porta si schiuse ed un'ombra penetrò nella stanza:
- Non dormi, Virgynia? -
- Severus..? No, non ci riesco.-
Era seduta immobile sul letto e guardava fuori dalla finestra. Severus le scivolò accanto e le posò le mani sulle spalle, scendendo e salendo per le braccia:
- Vuoi che resti qui, stanotte? -, chiese con la solita voce bassa, che aveva una leggera sfumatura di dolcezza.
Virgynia sorrise e gli prese una mano sulla sua, senza guardarlo.
- Sì, rimani qui, con me.-
Poi si voltò verso di lui, verso i suoi occhi di fuoco, e il ragazzo s'inginocchiò davanti a lei. Le sorrise.
- Allora rimarrò con te.-
Si avvicinò lentamente e posò le labbra su quelle di lei, per avvolgerle in un bacio delicato e tenero.
In quel momento aveva sussultato e si era svegliata.
Ricordando quell'insieme di colori e di ombre, erano arrivati alla porta della sua camera, dove si fermarono.
- Bene, la ringrazio molto, Severus. E' stato gentile ad accompagnarmi. Buonanot... Buonagiornata! -, sorrise.
Stava per entrare nella sua camera, la porta era già spalancata e con un piede varcava la soglia.
Inaspettatamente, Piton le prese un braccio, dapprima forte poi allentando sempre di più, fino a divenire una carezza. Lei si voltò e rivide gli stessi occhi dolci e gentili, che bruciavano in quella stanza, in quel sogno.
- Virgynia..-, sussurrò lui, - l'ho fatto anch'io quel sogno..-, mormorò ancora, prima di lasciarle il braccio ed allontanarsi velocemente ed in silenzio, senza una spiegazione, senza dirle null'altro.
Sconvolta, entrò in camera e richiusa la porta dietro di sé, pianse disperatamente. Non poteva succedere a lei tutto questo, non aveva potuto fare lei quel sogno, così nitido, così chiaro nei suoi pensieri.
Silente non la vide fino al tardo pomeriggio, quando andò da lei, nella sua stanza. Bussò piano e quando un flebile 'Avanti..' gli giunse all'orecchio, la trovò pallida più che mai, seduta davanti alla finestra, coperta dalla vestaglia rosa chiaro.
- Virgynia, va tutto bene?-, chiese sorridente, ma profondamente preoccupato.
La donna lo guardò e il cugino poté vedere che gli occhi ancora rossi dovevano aver pianto per lungo tempo.
- Io sto impazzendo..-, mormorò passandosi una mano nei capelli in disordine. - Albus, sto diventando matta..-
- Di cosa stai parlando? -, le chiese, inginocchiandosi davanti a lei e prendendo una mano fra le sue.
Le lacrime le segnarono le guance ancora una volta. Poi parlò:
- Io.. ho fatto un sogno.. Albus..-
- Un sogno? Od un incubo? Era una premonizione? -
Virgynia si mosse sulla sedia, estremamente a disagio.
- Non lo so.. era un sogno.. bellissimo..-
Il mago la guardò senza capire. Lei si alzò ed iniziò a camminare lentamente su e giù per la stanza.
- Tu crederai che sia diventata matta, come penso io. Ma nel mio sogno.. c'era.. Severus Piton.-
- Severus? Il ragazzo di Serpeverde? -
- Sì, lui. Vedi, mi ha affascinato fin dal primo giorno qui.-
- Severus sa davvero stregare coi suoi occhi di ossidiana.-, ammiccò il preside, allargando le labbra in un sorriso.
- Me ne sono accorta. Bé, in qesto sogno, ero in una stanza da sola e dopo arrivava lui e..-
Il cuore mancò un colpo, poi prese a battere fortissimo, finchè la donna si torceva le mani sudate.
- Mi baciava, Albus. Lui mi baciava. Si era inginocchiato davanti a me e mi ha baciata, come.. come un uomo! -
Si lasciò sprofondare sul letto, tenendosi il viso fra le mani.
- Capisci, cugino? Io mi sogno di un ragazzino di quindic'anni.-, singhiozzò.
- Lui ti attrae? -
Ora Silente stava dritto davanti a lei, con le mani intrecciate dietro la schiena, che la fissava con gli occhi brillanti ed acuti; fissava le mani pallide della donna, che lo guardava cogli occhi rossi in contrasto:
- Mi attrae? Io.. credo di sì.. non lo so! -, sbottò, alzandosi dal letto e camminando in fretta sul tappeto.
- E' magnetico, certo. E molto acuto, ed intelligente. Ed anche sarcastico. Ha degli occhi che incantano ed una volontà di ferro, Albus, te lo posso garantire.-, disse tutto d'un fiato, memore della scena scorta la sera prima.
- Virgynia, mi vuoi dire cosa ti turba? -
- Cosa mi turba? A parte il fatto di essere attratta da un ragazzino e sognare di baciarlo? -
- Sì, cugina, a parte questo.-, rispose Silente, seduto ora davanti al camino spento.
- Bé, mi ha detto di avere fatto lo stesso sogno.-, confidò, accomodandosi sulla poltrona di fronte.
- Ciò significa che la vostra volontà coincide.-
- La.. la nostra.. volontà? La nostra volontà? -, spalancò gli occhi chiarissimi.
- Sì: tu l'hai sognato perchè lui ti attrae, quindi lui ti ha sognato perchè tu l'attrai. Passione e desiderio sono una strana chimica, che nemmeno la più potente delle magie riesce a spiegare.-, scosse il capo l'uomo.
- Albus, cosa devo fare? Dovrei andarmene? -, gli domandò, prima che uscisse dalla stanza.
- Il Fato è la divinità cui tutti siamo sottomessi, Virgynia. Crea la situazione e lascia che il destino decida per te.-


*


La vacanza di Virgynia Goulding-Keyes s'era protratta più del previsto, fra banchetti e visite ad Hogsmeade.
Ed erano trascorsi alcuni mesi da quella notte in cui lei e Severus avevano avuto quel sogno.
L'inverno era passato e le vacanze natalizie erano un caldo ricordo; durante quel periodo, aveva ricevuto lettere e doni dai suoi figli, a cui aveva risposto con altrettanti pensieri. Il marito le aveva fatto visita una volta, in cui poté sfogare tutti i suoi sentimenti e i suoi ardori.
Adesso, tutto era tornato come prima, durante quella primavera da togliere il fiato.
Il sole non era mai stato così luminoso e tutti ne approfittavano per stare nel parco della scuola, anche in riva al lago, per bagnarsi i piedi. Virgynia guardava sorridente le ragazze che si toglievano scarpe e calzettoni e che con le gonne tirate più in su si lasciavano accarezzare dall'acqua calda. Lei, dal canto suo, girava per i giardini, accompagnata spesso da altri insegnanti o da Silente stesso, che di tanto in tanto lasciava il suo ufficio e prendeva un po' di sano sole primaverile.
In quel pomeriggio di Maggio che rimase sempre nella sua memoria, camminava lentamente sull'erba verde e tenera, germogliata da poco. Il sole splendeva sul lago e la donna teneva le scarpe in mano, decisa a non perdersi il piacere dell'acqua sulla pelle. Raccolse la stretta e lunga gonna poco sotto il ventre e camminò sulla riva, addentrandosi un po' alla volta; poco distante da lei, all'ombra di un faggio, Severus l'osservava.
Il suo sguardo si perdeva dalle sottili caviglie fino a là, dove la sottana alzata formava un groviglio di stoffa in mezzo alle gambe. Provò l'impulso di avvicinarsi e toccarla, toccare la carne bagnata dall'acqua e baciata dal sole, proprio dove teneva la gonna ripiegata, stretta nelle mani.
Mentre camminava e si lasciava accarezzare dal leggero vento, Virgynia pensava proprio a lui. Da quella notte non si erano praticamente più rivolti la parola, soprattutto perchè lei cercava di ignorarlo, dopo il consiglio del cugino: "Crea la situazione..".
Ma cosa doveva fare? Invitarlo in camera sua e farsi trovare in disabillé? Non le sembrava proprio il caso, diamine! Aveva vent'anni meno di lei, poteva essere suo figlio..
Ma a chi la dava a bere? Si era proprio infatuata di quel.. quel.. ragazzino, ch'era sì affascinante ed acuto, ma di cui non poteva certo approfittare! Tanto più che lui non le si era più avvicinato, quindi non avrebbe neppure avuto l'occasione di dirgli: "Ehi, ragazzino, facciamo che non è successo niente e torniamo a salutarci!"
Arrossì leggermente.. Avrebbe fatto meglio ad ignorarlo ed aspettare di tornarsene a casa, da Kaspar.
Il vento divenne più freddo, ma il sole bruciava estivo. Uscì dall'acqua e lasciò che la gonna le ricoprisse le gambe chiare; abbandonò le scarpe all'ombra e si sdraiò sotto il faggio, le cui fronde brillavano smeraldine.
I raggi della stella diurna le arrossarono la pelle della scollatura e delle gambe, che aveva esposto tirando la gonna poco sopra il ginocchio; gli occhi le pizzicavano per la luce e sentiva il viso imperlarsi lievemente di sudore. Il caldo la soffocava un po', così si sdraiò di lato e sciolse un po' il corsetto dell'abito, respirando profondamente.
Severus la guardava ancora, mentre un turbinio di fuoco gli divampava dentro, incontrollabile, sconosciuto.
Si avvicinò lentamente, quasi sfiorando il prato, e le si stese davanti. Sembrava una bambina che dormiva, coi capelli mossi, sparpagliati intorno alla testa che catturavano ogni singola particella di luce nel loro infuso color mogano; le labbra un poco dischiuse, che respirava quasi affannata. Notò per la prima volta che il sole le aveva fatto spuntare qualche lentiggine sul piccolo naso e sotto gli occhi. L'espressione rilassata emanava una dolcezza che faceva sciogliere ogni traccia di durezza, rancore, o freddezza.
Voleva toccarla di nuovo, sfiorarle le labbra con un dito.. In quell'istante desiderava seguirne il profilo, dalla fronte velata di sudore, al mento poggiato sul braccio.
La donna aprì gli occhi e rimase immobile, senza dire una parola. Severus appiattì la testa sull'erba, vicino alla sua: i loro occhi erano alla stessa altezza e si riflettevano gli uni negli altri. Virgynia guardò quelli di lui intensamente; scuri, brucianti, luminosi, profondi, bellissimi..
Arrossì e lui sorrise, dischiudendo lentamente le labbra, con un ciuffo che le penetrava appena, sfuggito da dietro l'orecchio. La donna tolse il braccio e s'issò s'un gomito; con la mano gli risistemò i capelli e sorrise.
In quel preciso, momento i suoi occhi colore del ghiaccio catturarono un pallido raggio, che li inondò di un riflesso violetto chiarissimo, dipingendole il viso di un'espressione di pura felicità.
Non era sfuggito nulla allo sguardo del ragazzo, che preso da un momento di profonda tenerezza le poggiò la mano sulla guancia, carezzandola lentamente. Lei chiuse gli occhi continuando a sorridere, e prese la mano di Severus con la sua, stringendola forte. Quando riaprì gli occhi, luccicavano di lacrime non ancora piante.
- Cosa sta succedendo..?-, mormorò come spaventata, eppure estasiata da quel momento bellissimo.
- Non lo so..-, rispose lui, semplicemente, passandole le dita tra i capelli lunghi e mossi, con una lentezza per lei estenuante; il cuore le batteva forte, finchè Severus seguiva il profilo del volto, dalla fronte al mento, soffermandosi con un dito sulle labbra. - Credo di dover andarmene. Ci vedremo ancora? -, chiese Severus, alzandosi da terra e sistemandosi il mantello sulle spalle. Virgynia si voltò e vide Lucius Malfoy che lo aspettava, assieme a Narcissa e Bellatrix.
Guardò di nuovo Severus e si ridistese all'ombra del faggio.
- Mi troverà qui.-, disse lei e senza altre parole il ragazzo si congedò.
Per il resto del pomeriggio e per tutta la sera, non poté fare a meno di pensare a quel ragazzo dagli occhi scuri che la faceva emozionare così tanto, coi suoi sguardi e le sue mani sottili ed impaurite.
- A cosa stai pensando? -, l'interrogò Silente a cena.
- Uh? Oh, nulla d'importante..-, rispose evasiva.
- Certo, ed io sono Stregone Capo del Wizengamot! Dài, cugina, dimmi tutto.-, la spronò.
Gli raccontò tutto quanto, intervallando la storia con le sue considerazioni e gl'improvvisi rossori.
Quand'ebbe terminato, la Sala Grande era quasi vuota, tranne alcuni Serpeverde e qualche Corvonero.
- Cosa intendi fare, ora? -, le chiese il cugino, bevendo l'ultimo bicchiere di vino.
- Cosa dovrei fare? Immagino che una persona coerente e responsabile troncherebbe qui..-, sospirò la donna.
- Coerenza e responsabilità.. Non credo sia tu! E poi, saresti incoerente a non seguire i tuoi sentimenti.-
- Lo so.. Ma in fondo è un tuo alunno! Non hai nulla da obbiettare? -
Gli occhi di Silente si soffermarono a guardare Severus, che sedeva composto vicino al gruppo dei suoi amici.
- E' un ragazzo speciale, dal carattere complicato e dalla mente sopraffina.-, sorseggiò il vino. - Senza contare che lui è davvero dotato di un grande senso di responsabilità e di lui mi fido ciecamente.-
- Com'è il suo.. come lo chiamate, professoroni? Ah, sì: "andamento scolastico"..-, sorrise Virgynia.
- Eccellente. D'altro canto, s'impegna molto e da lui non mi aspetto di meno. Sembra che Pozioni lo attiri particolarmente.. Non mi sorprenderei di vederlo insegnante, o lavorare al Ministero, nei Laboratori.-
La donna annuì. Poco dopo, quando la Sala si svuotò completamente, anche lei diede la buonanotte e, salita in camera, s'infilò sotto le coperte, con un sorriso che le aleggiava sul volto.
L'incontro così profondamente delicato che avevano avuto durante quella giornata, si ripeté per molto tempo.
Era quasi giugno, ed ogni giorno, nel picco del pomeriggio, si trovavano all'ombra di quel faggio, per restare in silenzio a sfiorarsi lentamente il viso con le mani ed a perdersi nel loro occhi sempre più brillanti.
Un pomeriggio afoso Virgynia era sotto l'albero dalla corteccia grigiastra; Severus arrivò e si distese accanto a lei.
Rimasero in silenzio, fino a quando fu lui a parlare:
- Vuole.. vuole avvicinarsi? -, le chiese senza guardarla, cercando di rimanere con l'espressione contrita.
- Avvicinarmi? -
- Sì, venire più vicina. Insomma, se vuole. Io mica la obbligo.-, sostenne imbarazzato.
La donna sorrise dolcemente, poi si tirò più vicina a lui, poggiando il capo sul suo petto.
Quando il contatto avvenne, Severus respirò profondamente e chiuse gli occhi, carezzandole i capelli e la schiena.
- Cosa mi hai fatto? -, le chiese in un sussurro.
- La colpa è solo tua.. Se non avessi quegli occhi non ti avrei degnato di uno sguardo.-
- Sei davvero una strega! -, sorrise. Poi la prese in un tenero abbraccio, rimanendo così per un tempo interminabile. Soltanto al tramonto si alzarono e, mentre Severus correva alla scuola, Virgynia lo seguì.
- Severus! -, urlò. Lui si voltò e la guardò cogli occhi scuri.
- Cosa c'è? -, chiese di rimando. La donna lo raggiunse.
- Questa.. questa sera.. vuoi venire da me? Così.. beviamo un caffè, o quello che vuoi..-, arrossì.
Il ragazzo socchiuse gli occhi, poi le prese una mano ed annuì. Lei sorrise e lo lasciò andare, fino a vederlo sparire.
Continuando a chiedersi cosa diavolo le passava per la mente...


*


La cena era terminata da parecchio e la donna si trovava già in camera sua. Si era detta che non avrebbe fatto nulla, quindi stava soltanto leggendo un libro davanti al camino acceso, sorseggiando del té.
La luna risplendeva nel cielo buio, quando Severus bussò alla porta. Lei si alzò di scatto, guardò in giro per la stanza e si lisciò il vestito. Con un sorriso stampato in faccia, aprì la porta:
- Ormai non t'aspettavo più..-, disse, facendolo entrare.
- Scusa, ma ho avuto.. da fare.. coi miei amici.-, si scusò lui, finchè una ruga si solcò fra gli occhi.
- Capisco.. bé, accomodati. Stavo bevendo del té, ne vuoi?-
- Sì, grazie. Cosa stavi leggendo? -, le chiese, prendendo in mano il libro e sfogliandolo velocemente.
- Nulla d'interessante, solo alcuni trattati..-
- .. sulle Pozioni nell'età dell'Alchimia? -, terminò lui, scagliandole un'occhiata che la immobilizzò.
- Sì. Mi piaceva molto Pozioni.-, mentì spudoratamente. In realtà le aveva sempre odiate e aveva preso quel libro in biblioteca, per impressionarlo quando fosse venuto da lei.
- Anche io le adoro.. La precisione, l'attenzione, gli strumenti, il calderone.. Affascinanti e misteriose.-
- Un po' come te..-, sussurrò lei, porgendogli la tazza bianca, bordata di greche blu scuro ed argento.
Passarono la serata a parlare delle Pozioni e della Magia Oscura, seduti prima sulle poltrone, poi sul divano; Severus si alzava e parlava animatamente di tutti i libri che aveva letto su quegli argomenti e traeva le sue conclusioni; Virgynia annuiva, guardando gli occhi corvini del giovane che brillavano animati da quella passione per l'Oscuro e gl'intrugli magici. Poi parlava lei, seguita con attenzione. Tornava lui a disquisire, continuando a camminare per la stanza, per poi sedersi in silenzio sul davanzale della finestra.
Virgynia gli si avvicinò e si sedette vicino a lui, che la guardava con la luna riflessa nell sguardo, come una macchia di pioggia nell'infinito. La prese piano per i fianchi e l'attirò a sé; prima che potessero dire qualcosa, posò la testa sulla sua spalla e lasciò che la donna gli accarezzasse lentamente i capelli scuri, mentre la teneva stretta per la vita e la schiena.
- Cosa c'è, Severus? -, gli chiese dolcemente, dopo qualche momento.
- Non lo so cosa mi succede. Proprio non lo so.-, rispose il ragazzo, tirando su la testa e guardandola nei suoi occhi di ghiaccio. - Qualsiasi cosa sia, è colpa tua, però.-, disse senza sorridere.
Si abbracciarono stretti e rimasero ancora in silenzio; la mancanza di parole tra di loro, esprimeva più di qualsiasi discorso inutile potessero fare. I gesti, l'uno nei confronti dell'altro, erano dolci e delicati, come non volessero ferirsi a vicenda.
Severus la scostò da sé e le carezzò il viso ed i capelli; si avvicinò di più e, chiudendo gli occhi, la baciò.
Una lacrima della donna gl'inumidì la guancia e finì per confondersi nelle loro labbra, che rimanevano immobili le une sulle altre. Virgynia si strinse di più a lui e finalmente dischiuse la bocca; Severus aprì gli occhi imbarazzato, poi si lasciò andare e s'insinuò ancora di più, con tutto il fuoco che gli si era scatenato dentro.
Un lungo bacio li unì teneramente, confondendo i loro sapori e i loro profumi, fino a quando lei si ritrasse e lo guardò con gli occhi lucidi:
- Non credo sia una buona idea, sai? -, disse, cercando di sorridere.
- Non importa, a me piaci. Mi è piaciuto.-, rispose Severus, con aria ingenua.
Virgynia gli prese le mani e le scosse appena, sorridendo triste.
- Severus, Severus.. Anche a me è piaciuto, ma ciò non toglie che sia stato un..-
- ..errore, per caso? -, terminò lui, sarcastico, alzandosi in piedi. Era anche poco più alto di lei.
- No, un errore mai. Un bacio non è mai un errore, purchè sia animato da un sentimento, qualsiasi esso sia.-
Si lasciarono le mani e il ragazzo passeggiò per la stanza, soffermandosi ad osservare i volumi sullo scaffale:
- Sei stata la prima che mi abbia mai sorriso con.. sincerità, con tenerezza. E' stato bello. Mi è piaciuto scoprire che non esistono solo avidità o ipocrisia. Sei bella.-, disse con semplicità, senza guardarla.
- E' tardi, adesso. Meglio che vai.-, sillabò lei, per tutta risposta, guardando la schiena coperta dal nero manto.
- Sì. Buonanotte, Virgynia.-
- Buonanotte.. Severus.-
La donna rimase sola a crogiolarsi nel dubbio, nella tortura che il cervello continuava ad infliggerle: quel ragazzo le sembrava la cosa più bella del mondo, così elegante, acuto, ironico, con quel ghigno beffardo dipinto sulle labbra, quegli occhi di fuoco, quelle mani che aveva scoperto essere così forti e che la stringevano ed accarezzavano come lei voleva. Ma era pur sempre molto più giovane, un mago non ancora diplomato, un minorenne che si era infatuato di lei. Non poteva approfittarne così, anche se i suoi sentimenti erano ricambiati in modo tanto palese. No, ciò che ancora non era iniziato doveva terminare, ed in fretta anche, prima che si venisse a sapere in giro e che Severus fosse preso ancora di più nella mira dei Malandrini.
Continuando a rigirarsi nel letto ed a pensare a Severus, decise ch'era meglio così: l'avrebbe lasciato perdere, per non complicarsi la vita e non far vivere situazioni complicate a lui.
Quando trovò requie e riuscì ad addormentarsi, una striscia di un verde chiaro si dipingeva già all'orizzonte.
Nei giorni a seguire, trovò a dir poco difficile seguire il suo piano, o per meglio dire, la sua necessità. Ogni volta che camminava nel parco, lo vedeva coi suoi compagni ed ogni volta che attraversava un corridoio, se lo trovava davanti, chino s'un libro o che camminava col suo portamento fiero.
I loro incontri sotto al faggio erano finiti così com'erano iniziati, anche se nei primi pomeriggi vedeva che Severus l'aspettava invano all'ombra dell'albero. Ed in quei momenti piangeva, ricordando le carezze e gli abbracci che si erano scambiati in quel luogo, in riva al lago.
Non parlò neppure con Silente, né del bacio, né della sua decisione estrema; ma il cugino aveva già capito:
- Buongiorno, cugina.-, la raggiunse un pomeriggio al chiostro della scuola.
- Oh, ciao! Hai lasciato la tua torre per scendere fra i comuni mortali? -, sorrise lei, raggiante.
- Sì, ti ho vista dalla mia finestra ed ho pensato: "Cosa ci fa mia cugina laggiù, tutta sola?"-
- Mi guardo in giro. E progetto il mio ritorno a casa, da Kaspar e i ragazzi.-
- Davvero? O mi nascondi qualcosa? -
- Sì, davvero..-, sorrise di nuovo, senza guardarlo negli occhi.
Albus la guardò e mormorò appena il suo nome: - Virgynia..-
La donna scattò in piedi, camminando avanti e indietro, agitando le mani:
- D'accordo, è successo qualcosa, ma è meglio finire qui, prima che sia troppo tardi. Voglio dire, sono una sciocca sentimentale! Lui è più piccolo e forse l'ho confuso, non lo so. Però l'abbiamo voluto entrambi! Ti giuro, Albus, non sono stata io, anzi, è stato lui.. però poi ci sono stata anche io! E mi è pure piaciuto.. e anche a lui!-, disse tutto d'un fiato, mentre il preside la guardava cogli occhi spalancati.
- Ehm.. di grazia, di cosa stai parlando? -, chiese piano.
- Ci siamo baciati! -, sbottò lei, arrossendo e coprendosi la bocca, mentre un gruppo di Corvonero la guardava.
- Oh, oh, oh.. abbiamo creato la situzione, eh? -
- Albus, maledizione! -
- Te ne sei pentita? -, le chiese, facendola sedere di nuovo, cercando di calmarla.
- Pentita.. mah, pentita no. Però credo sia un bene che non succeda più..-
- Gliel'hai detto? A Severus, intendo..-
- No.. Veramente non gli ho più parlato da quella sera. Cerco di evitarlo, mi capisci? -
- In questo momento no. Insomma, l'hai evitato per tutto il tempo dopo quella sera? Lui non ti ha più cercato?-
- No.. Sì.. bé, l'ho visto ma non ci siamo più rivolti la parola.-
- Questo è un male, cugina. Credo sia bene che riallacciate il dialogo, sai? -
- Perchè, Albus? Non voglio complicargli la vita, o ferirlo. Proprio non voglio.-
- Non credi stia molto peggio così? Devi chiarire la situazione. Il prima possibile.-
Silente si alzò, chiamato dalla McGrannit. Seguendolo con gli occhi, Virgynia incontrò lo sguardo di Severus.
Ancora una volta, rabbrividì, riscaldata allo stesso tempo dalla sua espressione in cui aleggiava una vena di profonda dolcezza. Si alzò e andò a rifugiarsi in biblioteca.
Era assorta da parecchio tempo nella lettura di un libro sugli Incantesimi del XII secolo, quando davanti a lei si sedette qualcuno. Alzando la testa, vide i suoi occhi neri.
- Ciao.-, la salutò serio.
- Severus. Come va con gli esami? -
- Oh, bene. I G.U.F.O iniziano la settimana prossima.-
- Così presto? -, si stupì la donna.
- Bé, siamo già a giugno.-
- Però, come vola il tempo.-, rispose, tornando ad immergersi nel libro.
- Tu.. ehm, quando pensavi di.. andartene? -, le chiese Severus, mentre tirava fuori pergamena e piuma.
- Non lo so.. nei prossimi giorni, credo.-
- E quando, di preciso, me lo avresti fatto sapere? -, s'inacidì lui, ghiacciandola con un'occhiata.
- E' tempo di parlarne, vero? -, sussurrò Virgynia pianissimo, quasi a sé stessa.
- Io credo di sì. Da quella sera mi eviti.-
- Lo so. Il punto è che ho riflettutto parecchio ed è meglio troncare tutto sul nascere.-
- Troncare cosa? Un bacio? Un bellissimo e desiderato bacio? -
- E' stato pericoloso. Avremmo anche potuto non fermarci lì, lo sai bene.-, ringhiò lei, a denti stretti.
Severus chinò la testa in avanti sopra il tavolo, verso di lei. Gli occhi bruciavano di rabbia.
- Era quello che speravo, maledizione.-, sibilò stringendo i pugni.
Il cuore di Virgynia sussultò e prese a galoppare veloce. Stava quasi per piangere, ma trattenne le lacrime con un respiro.
Posò delicatamente il libro e si sporse anche lei.
- Sarebbe stato uno sbaglio. Potrei anche essere tua madre.-
Un sorriso sarcastico veleggiò sulla bocca del ragazzo:
- Per fortuna non lo sei, oppure avrei commesso un orribile incesto.-
La donna avvampò in volto e si alzò di scatto. Divenne gelida d'un tratto.
- Se vuoi parlarne, stasera mi troverai sotto al faggio. Arrivederci.-, salutò, prima di sparire.
La luna piena splendeva argentea sopra il lago e Virgynia la guardava incantata, sdraiata sotto l'albero di faggio.
Era lì dal termine della cena e si era promessa di rimanere ancora per poco, dopodichè avrebbe chiuso per sempre il suo rapporto con Severus. Qualsiasi esso fosse.
Stava per alzarsi, per tornare in camera sua, senza averlo incontrato, ma il ragazzo le si parò davanti.
- Ciao.-, la salutò vellutato.
- Stavo per andarmene.-, disse lei, guardandolo fisso negli occhi.
- Ho visto. Sono arrivato in tempo, allora.-
- A quanto pare.. Bé, dimmi quello che devi dire. Poi ci saluteremo.-
- Non ti vuoi sdraiare qui con me? Come.. i vecchi tempi? -, sorrise.
Lei non disse niente, ma seguì Severus sull'erba; si sdraiarono vicini, poi lui l'abbracciò e non le diede modo di muoversi.
Guardavano la luna insieme, adesso, in silenzio, coi loro respiri che si confondevano nell'aria fresca.
- Credo di essermi innamorato.-, disse lui alla fine, tenendola salda a sé.
- Anche io.-, ammise Virgynia, guardandolo.
Il giovane si avvicinò lentamente, ma lei lo prese e lo attirò a sé, in un bacio selvaggio e pieno di desiderio.
- Non voglio andarmene..-, sussurrò fra le lacrime.
- Non voglio che tu te ne vada.-, disse Severus, stringendosela al petto ancora una volta.
Insinuò le mani sottili sotto il corsetto, cercando di disfare i lacci che lo legavano stretto. La baciò di nuovo, animato da un sentimento ancora sconosciuto; lei si abbandonò completamente alle sue mani e fecero l'amore.
La prima volta di Severus fu dolcissima. Si muoveva con delicatezza, anche goffamente, ma soprattutto era appassionato e l'amò con tutto sé stesso. Ogni bacio era bagnato dalle lacrime della donna, che lo stava iniziando come una vestale ai segreti dell'amore carnale. Il vero amore, non quell'uso sconsiderato della forza e del corpo. Lo stringeva forte al suo petto, come una mamma col suo bambino, lo accarezzava, lo cullava, lo baciava piano, con una tenerezza pari all'attrazione che provava per lui.
Rimasero stretti l'una nell'altro fino allo spuntar del sole, quando tornarono al castello mano nella mano.
Avevano trovato una parte di felicità che mancava loro, ma alcune settimane dopo Virgynia fu costretta ad andarsene, poichè Kaspar ed i ragazzi erano tornati a casa e le mancavano molto.
L'ultima sera, Silente diede un altro banchetto in suo onore, che la donna passò con Severus per la maggior parte del tempo. A notte inoltrata s'erano incontrati sotto al faggio, per dirsi addio ancora una volta.
- Cugina, è stato un piacere averti qui.-, l'abbracciò Albus la mattina dopo, prima che partisse.
- Oh, grazie! E anche a te, Minerva. E a voi tutti naturalmente.-, abbracciò e baciò ogni insegnante.
Tutti gli alunni la salutarono in coro con la canzone di Hogwarts, e Severus le baciò la mano.
Dopo quell'anno, si tennero in contatto ancora. Severus conobbe il marito ed i figli, le raccontò com'erano andati gli esami e Virgynia gli diede una mano nella preparazione dei M.A.G.O.
Fecero parte l'uno della vita dell'altra, e quando Piton entrò nei Mangiamorte e conobbe il vero pentimento, lei fu sempre pronta ad aiutarlo. Parlò anche con Silente, che fu lieto di accoglierlo come insegnante di Pozioni.
Durante la loro amicizia, Severus vide crescere l'ultimo figlio di Virgynia.
Un intelligente bimbetto dagli occhi neri, che bruciavano come il fuoco.


FINE